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Esteri

ISIS/ Jean: gli attentati a moschee e hotel preparano una nuova avanzata militare

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E’ una strategia di minimizzazione delle perdite americane, e quindi non prevede un impegno di truppe a terra. La sconfitta dell’Isis richiederebbe che gli eserciti delle potenze mediorientali fossero molto forti, ma né Arabia Saudita né Giordania ne sono provvisti. Lo stesso Iran del resto non appoggia gli sciiti irakeni oltre un certo limite.

 

Gli attacchi alle moschee saudite si inseriscono anche nel contesto del conflitto di potere nella monarchia del Golfo?

Si tratta in primo luogo di un attacco agli sciiti che costituiscono il 15% della popolazione saudita. E’ pur vero che Riyadh vuole utilizzare l’Isis per contrastare l’Iran.Ed è ugualmente innegabile che nella famiglia reale ci sono sia delle tendenze più rigoriste, legate alla corrente wahabita, e altre più modernizzanti, impersonate dal ministro della Difesa Mohammad bin Salman al-Saud. L’Arabia Saudita del resto ha sempre avuto questi due volti.

 

Che cosa vogliono i modernizzatori all’interno del Paese?

Vogliono innanzitutto combattere la disoccupazione giovanile, che nasce dal fatto che l’estrazione e la vendita del petrolio richiedono ben poca manodopera e non bastano quindi per dare lavoro all’intera popolazione.

 

Questi attentati mirano anche a costringere l’Arabia Saudita a modificare la sua linea politica?

Il paradosso è che questi attentati legittimano una mano dura dell’Arabia Saudita contro l’Isis. Il ministro degli Interni e principe ereditario, Muhammad bin Nayef, è stato al centro di un tentativo di assassinio da parte di Al Qaeda. Non dimentichiamoci che in Arabia Saudita Isis e Al Qaeda sono viste soprattutto come due organizzazioni legate tra di loro.

 

(Pietro Vernizzi)

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