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Esteri

SCENARI/ Il piano dell'Isis per far "saltare" la monarchia saudita

Barack Obama (Infophoto)Barack Obama (Infophoto)

L'attacco alle moschee sciite rischia di far passare i sauditi come alleati dell'Isis, cosa forse vera inizialmente ma difficile oggi, e di fornire argomenti alla minoranza sciita in Arabia, circa il 15% della popolazione, per sollevarsi contro il regime, alleandosi con gli sciiti yemeniti sostenuti dall'Iran.  

Inoltre, la "guerra del petrolio" condotta dai sauditi ha provocato molta irritazione negli Stati Uniti, la cui industria del petrolio di scisto comincia a segnalare elementi di crisi, e porterà a un confronto diretto con l'Iran a giugno nel prossimo incontro Opec. 

La un tempo solida Arabia Saudita comincia ora ad assomigliare a una pericolosa polveriera, nella quale si confrontano sunniti, divisi al loro interno tra le correnti più estremiste del wahabismo e le tendenze più moderate o modernizzanti, e sciiti, con la minaccia esterna dei sunniti dell'Isis e degli sciiti dell'Iran. Come dimostrano le aperture sul nucleare, quest'ultimo sembrerebbe deciso ad uscire dall'isolazionismo imposto dagli ayatollah, non solo per ragioni economiche, ma in vista di un sempre maggiore ruolo di potenza regionale, utilizzando la cosiddetta "mezzaluna sciita" che unisce Iran, Iraq e Siria, giungendo al Libano e ai Paesi del Golfo. 

Durate la guerra fredda, anche l'Iran sotto il regime dello scia era un importante alleato dell'Occidente, come la Turchia laicista dei Giovani Turchi, ben diversa da quella islamica di Erdogan che, a sua volta, si sta ponendo come altra potenza regionale, con uno sguardo rivolto da un lato ai Paesi turcofoni dell'Asia ex sovietica e, dall'altro, al Medio Oriente, dove mantiene un atteggiamento piuttosto ambiguo nei confronti dell'Isis. 

L'Occidente in generale e gli Stati Uniti in particolare sembrano essere stati presi alla sprovvista dall'evolversi della situazione, in parte almeno facilitata proprio dalle loro confuse e contraddittorie prese di posizione, qui come altrove conseguenza della fraintesa "vittoria" per la caduta del muro di Berlino. In quest'area la Russia continua ad essere ben presente, insieme alla più silenziosa Cina, partner indispensabile per il raggiungimento di un accordo sul nucleare dell'Iran e per una sistemazione della martoriata Siria, dove il regime di Assad, appoggiato dai russi, diventa sempre più un necessario alleato, sia pure obtorto collo, degli Usa nella lotta contro l'Isis. I contenziosi politici con la Turchia, come la questione del genocidio armeno, non impediscono alla Russia ampie collaborazioni economiche, in particolare nel settore energetico, ad onta delle "grida" americane ed europee.

Anche i rapporti degli Usa con l'Egitto non sono molto caldi e per il sostegno dato da Obama alla Fratellanza musulmana, nemica giurata dell'attuale regime militare, e per la sciagurata avventura libica, che ha portato il contagio Isis alle immediate frontiere dell'Egitto, e forse già dentro di esse.