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Esteri

SCENARI/ Il piano dell'Isis per far "saltare" la monarchia saudita

La Guerra Fredda aveva diviso il Medio Oriente in due blocchi, o con l'Occidente o con i sovietici. Ora sembra invece coinvolto in un tragico gioco di tutti contro tutti. CALEB J. WULFF

Barack Obama (Infophoto)Barack Obama (Infophoto)

L'Isis ha rivendicato entrambi gli attentati alle moschee sciite in Arabia Saudita, quello di venerdì scorso e quello della precedente settimana, confermando così l'ipotesi avanzata su queste colonne da Souad Sbai, con tutte le perplessità da lei elencate su come debbano essere giudicati questi tragici fatti.

Insieme ai cristiani e agli altri non musulmani, gli sciiti sono dall'inizio bersaglio delle efferatezze dell'Isis nei territori sotto il suo controllo, in quanto consideratati anch'essi non musulmani o comunque eretici. Questi ultimi attentati sembrano però diretti contro i sauditi, perché affermare la propria capacità operativa nella controllatissima Arabia è di per sé già una sfida alla monarchia saudita.  

L'Isis è molto attento a tutto ciò che lo può far identificare simbolicamente con il vero islam dell'origine. Sotto questo profilo ha, per esempio, rilevanza non solo strategica ma anche simbolica la conquista di Baghdad, città con grande significato nella storia del modo islamico, sede del califfato abbaside in un periodo luminoso per l'islam. Non a caso il sedicente califfo ha assunto il nome di Al Baghdadi, insieme a quello di Abu Bakr, primo successore del Profeta.

Di gran lunga più importante è per l'Isis la conquista dall'Arabia, terra natale di Maometto e dell'islam, dei primi califfi, sede delle città sante dei sunniti, Medina e Mecca. Oltre che principale potenza petrolifera e si sa che il commercio di petrolio è già ora una delle principali fonti di finanziamento del califfato. 

Forse proprio questa minaccia è uno degli elementi dietro alla concentrazione di potere nelle mani dell'attuale re saudita e della sua famiglia, che sta provocando malumore tra i componenti dell'affollato clan saudita. I dissidi interni del clan e le frange più estremiste del wahabismo potrebbero essere sfruttati dall'Isis ai propri fini, portando alla destabilizzazione di tutto il Paese e dell'intero Golfo.

La dinastia saudita ha conquistato e mantenuto il potere appoggiando e appoggiandosi alla setta wahabita, che rappresenta una interpretazione dell'islam non così lontana da quella dell'Isis. Se l'Arabia Saudita non fosse stata un prezioso alleato dell'Occidente durante la Guerra Fredda, la completa assenza di libertà religiosa, la costante ed estesa violazione dei diritti civili, la discriminazione e i casi di schiavismo verso i numerosi immigrati da altri Paesi, in particolare cristiani, non sarebbero stati messi così sotto silenzio.

Eppure, i sauditi non hanno mai nascosto il loro modo di governare, si pensi al recente caso del blogger condannato a mille frustate o all'annuncio pubblico di ricerca di nuovi boia per far fronte al crescente numero di condanne a morte: 89 dall'inizio dell'anno, pari al totale di quelle inflitte nel 2014. Anche in questa nefanda classifica, l'Arabia si contrappone all'Iran, che la supera però con ben 289 esecuzioni.