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ELEZIONI UK/ Tra Miliband e Cameron in crisi, spunta il "terzo incomodo"

Il Regno Unito si appresta a scegliere il nuovo Parlamento nelle "general elections" del prossimo 7 maggio. Chi vincerà (o forse chi voterà) e perché? Ne parla SILVIA BALLABIO

Ed Miliband, leader del Labour Party (Infophoto) Ed Miliband, leader del Labour Party (Infophoto)

Il lieto evento del 2 maggio, la nascita del secondo Royal Baby, potrà infiammare di orgoglio patriottico gli inglesi a tal punto da trascinarli non sulle barricate ma nei seggi elettorali il 7 maggio per il rinnovo della House of Commons, la camera che con i suoi 650 rappresentanti eletti con collegi uninominali darà espressione ad un nuovo governo? Sempre che la campagna social partita su Facebook a febbraio per invitare i potenziali elettori a registrarsi (per la prima volta non basterà che il capofamiglia sia registrato, ed occorrerà anche poter dimostrare la propria identità ai seggi per votare, in un paese che non ha carta di identità obbligatoria) si dimostri efficace.

E più degli inviti di Russell Brand, comico e conduttore, con circa 10 milioni di followers su Twitter, a non andare a votare, e che un qualche peso devono averlo, se il leader dei Labour, Miliband, nel suo testa a testa con il Conservative Cameron ha deciso di farsi intervistare nella elegante cucina di Brand. Il video dell’intervista The Interview ha avuto più di un milione di visualizzazioni su Youtube, e a detta di Miliband stesso questo è quanto di più interessante si possa fare per vivacizzare una campagna elettorale assai poco stimolante, con un testa a testa fra Conservative e Labour ormai immutato da mesi, con percentuali sempre oscillanti su un terzo per entrambi i partiti, e come unica novità la probabile ascesa del partito scozzese, the Scottish National Party.

Il First Minister scozzese, Ms Nicola Sturgeon, ha incitato gli scozzesi ad andare a votare per mandare a Westminster uno “strong team of SNP MPs holding the balance of power in the House of Commons", cioè "un forte gruppo di parlamentari SNP che sia l’ago della bilancia del potere della House of Commons". I sondaggi le dicono che anche molti di coloro che votarono no al recente referendum per l’indipendenza della Scozia sono propensi a credere che il loro voto conterà, e che se lo giocheranno per un partito “locale”, alla faccia del bipartitismo ormai non più perfetto.

Che sia la Scozia, ribelle e pratica, l’erede di chi, in un momento ben duro della storia inglese, ebbe a dire che "alla base di tutti i tributi resi alla democrazia c’è l’uomo piccolo, che entra nella piccola cabina elettorale, con una piccola matita, che fa una piccola croce su un piccolo pezzo di carta – nessuna retorica o voluminosa discussione potrà diminuire l’importanza imponente di quel punto" (Winston Churchill, House of Commons, 31 October 1944)?

Nell'età del voto online, per invogliare a votare una nazione disillusa sull’importanza della politica e in questo molto europea pur se euroscettica, Churchill e il suo "little man" sono probabilmente solo un devoto ricordo.