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ELEZIONI UK/ La Scozia "rovina" la festa a Cameron

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David Cameron (Infophoto)  David Cameron (Infophoto)

Le elezioni generali britanniche svoltesi ieri non sono di quelle che passano alla storia, come quelle che a suo tempo videro l'irresistibile ascesa di Margaret Thatcher o di Tony Blair: l'esito delle urne vede anzitutto una vittoria dei Conservatori, che tuttavia non raggiungono la maggioranza assoluta, e per governare avranno ancora bisogno dei voti dei Liberal Democratici di Clegg che tuttavia hanno subito una pesantissima emorragia di consensi, un vero e proprio travaso di voti che è andato a vantaggio degli stessi Conservatori. La maggioranza che ha governato negli scorsi anni c'è ancora, e Cameron può proseguire il suo lavoro. Stabilità e continuità, dunque, ma solo in apparenza. 

Dal voto di ieri emerge un quadro politico in fermentazione, e che nei prossimi anni potrebbe vedere sviluppi molto interessanti. Si è detto dei Lib Dem, un partito da sempre moderatamente progressista, i cui elettori evidentemente si sono radicalizzati, rivolgendosi verso Cameron i più moderati e verso i Laburisti i più socialmente sensibili. I Conservatori hanno sostanzialmente incassato il consenso di chi ha voluto premiare la buona politica economica del Governo: Cameron è riuscito nel corso della trascorsa legislatura ha creare circa due milioni e mezzo di posti di lavoro; precari, a tempo determinato, ma reali, e il tasso di disoccupazione giovanile di Londra è il più basso d'Europa. 

E a proposito di Europa: Cameron è riuscito a contenere con successo il fenomeno-Farage. L'erosione di voti conservatori da parte dei populisti dell'Ukip che molti esperti avevano previsto non c'è stata. Cameron si è barcamenato tra promesse di eventuali referendum per uscire dall'Unione Europea e sorridenti rassicurazioni a Strasburgo. Alla fine il gioco ha funzionato e Farage con il suo armamentario demagogico sembra già in declino, pur conservando un certo appeal sull'elettorato degli anziani, degli xenofobi, dei nostalgici dell'Impero Britannico, ma che il sistema elettorale maggioritario — sempiterno e inamovibile in Britannia — penalizza inesorabilmente.

Per quanto riguarda il Labour, esce da queste elezioni nettamente sconfitto. Il testa a testa coi Conservatori prefigurato dai sondaggi (dove — un po' come in Italia — i moderati sono in imbarazzo a dichiararsi tali) non c'è stato. Erede di Tony Blair cercasi. Dopo il grigio Gordon Brown che successe al brillante leader di fine secolo, i progressisti non sono ancora riusciti a trovare una figura che avvicini il carisma e l'innovatività di Tony: si tratta di una crisi di leadership, più che di idee, ma non solo. I Laburisti hanno subito un vero e proprio tracollo in quello che da sempre era uno dei maggiori serbatoi di voti: la Scozia. Qui c'è stato sì un risultato storico, un cappotto clamoroso: lo Snp, il partito indipendentista, ha conquistato 55 seggi su 58, tant'è che si dovrebbe ora sostituire il luogo comune di "voto bulgaro" con "voto scozzese".



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