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Esteri

ELEZIONI UK/ La sconfitta del Labour incorona Renzi e "rottama" Bersani

Dopo l'esito delle elezioni nel Regno Unito e la sconfitta dei laburisti, qual è il futuro della sinistra europea? Quali sono i modelli di sinistra ancora validi? GIOVANNI COMINELLI

Ed Miliband. Ieri si è dimesso (Infophoto)Ed Miliband. Ieri si è dimesso (Infophoto)

Qual è la condizione della sinistra europea, dopo la sconfitta laburista? La risposta a questa domanda richiede, in primo luogo, un remind essenziale degli elementi del contesto che ha fatto da scenario delle elezioni britanniche: una ripresa economica, dopo gli anni della crisi; l’emergenza di movimenti nazionalisti, populisti, antieuropeisti; la questione scozzese; il conservatorismo compassionevole di Cameron, alla cui piega ha certamente contribuito l’alleanza con i liberal-democratici di Clegg; un partito laburista che, dopo gli anni del blairismo, tentava con Ed Miliband di ricentrarlo a sinistra, con ciò continuando sulla linea di Gordon Brown, successore di Tony Blair; un sistema elettorale severo, che limita la rappresentanza, pur di avere già a sera il nome del premier.

L'esito elettorale è la risultante finale delle linee di forza che hanno preso le mosse da ciascuno degli elementi suddetti. Cameron è stato ben lungi dall’essere una Thatcher con i pantaloni. I suoi tagli della spesa pubblica, sullo sfondo della ripresa economica, non sono stati vissuti come una catastrofe sociale. Su questa catastrofe avevano insistito sia la parte dem dei liberal-democratici, sia, soprattutto, i laburisti, decisamente ri-spostati a sinistra, sotto la guida di Ed Miliband e dell’uomo forte del Labour, Ed Balls, browniano intransigente, ministro ombra del Tesoro. Tanto quest’ultimo quanto il coordinatore della campagna elettorale laburista Douglas Alexander sono stati sonoramente battuti nei loro collegi da ignoti candidati. Il centralismo statalista dei laburisti ha finito per essere travolto dal nazionalismo scozzese, europeista e “federalista”, che ha svuotato dall’interno il Labour, sottraendogli ben 40 seggi.

Preso tra i fuochi incrociati di Cameron e di Nicola Sturgeon, la leader dell’SNP, il partito nazionale scozzese, anche Farage ha dovuto gettare la spugna: caduto dal 26,8% dell’anno scorso all’attuale 12% di voti popolari, ha rimediato un solo seggio. Questi risultati non sarebbero ovviamente stati possibili, nelle dimensioni che conosciamo, se il sistema elettorale inglese non fosse stato costruito per equilibrare fortemente rappresentanza e governo, ponendo la governabilità del sistema sullo stesso piano di valore della rappresentatività. Per i nostri critici nostrani dell’Italicum, si tratta senza dubbio di un sistema antidemocratico, ai limiti della dittatura e del fascismo. Eppure gli inglesi hanno preferito ancora una volta un metodo in cui si perdono letteralmente molti voti di rappresentanza, ma che garantisce quello che secondo gli elettori è il bene più grande: un governo stabile, di parte, non di coalizione. Questo è certamente in grado di rappresentare l’intero schieramento politico, ma è altrettanto incapace di governare alcunché, se non per periodi ben determinati.

Come si prospetta, a questo punto, la sinistra europea? Tony Blair e Gerhard Schröder avevano tentato, già negli anni anni 90, di andare oltre la cultura di classe della sinistra novecentesca, prendendo atto dei mutamenti del modo di produzione capitalistico, indotti dalla terza rivoluzione industriale e dall’economia della conoscenza, e delle trasformazioni sociali conseguenti. 


COMMENTI
19/05/2015 - AH L'IGNORANZA DELLA STORIA DEL MOVIMENTO OPERAIO! (GIOVANNI COMINELLI)

Il Labour party non è nato dalla socialdemocrazia, ma dal Movimento di Owen, influenzato anche da Mazzini. Studiare per credere. La socialdemocrazia tedesca si è divisa tra la fine degli anni 80 e i 90 con Lafontaine, tra una socialdemocrazia "vetero" (quella di Lafontaine, che andò ad allearsi con gli ex-comunisti di Gysi) e una socialdemocrazia più liberal (quella di Schroeder: die Neue Mitte). Una cosa analoga accadde in Italia con la corrente migliorista, diretta da Giorgio Napolitano, divisa tra un'ala vetero e un'ala liberal. Il Pds-Ds si è proclamato riformista al Congresso di Pesaro nel 2001, assumendo come riferimento la vetero-socialdemocrazia. Oggi è la corrente "riformista" del PD, cioè l'opposizione interna di sinistra. Renzi proviene da un'altra storia, quella del cattolicesimo fiorentino, oggi divenuto liberal, dopo aver superato il lapirismo profetico. Anche il cattolicesimo democratico si è diviso tra un'ala cattocomunista (Rosy Bindi e simili) e un'ala liberal-democratica (la Lega democratica di Pietro Scoppola, cui è stato vicino lo stesso Sergio Mattarella) che è confluita nel PD come soggetto co-fondatore. Renzi viene da questa sintesi, tra cattolico-liberali e sinistra liberale. Cosa c'entra con i comunisti?!?! Le opinioni pro o contro Renzi sono legittime, purché non si faccia strame della storia reale.

 
09/05/2015 - Si chiama social-democrazia (Moeller Martin)

Quello di Blair, Schroeder e di molti altri compreso lo stesso Miliband si chiama social-democrazia e non ha nulla in comune con i partiti comunistoidi tipo il nostro PD. Renzi poi non rientra in nessuno schema dato che non ha una vera linea politica, eccetto quella di accappararsi il potere e i previlegi per se e per i suoi amici.