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SCENARI/ Obama e i cinesi vogliono prendersi Europa e Russia

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Barack Obama e Angela Merkel (Infophoto)  Barack Obama e Angela Merkel (Infophoto)

Molte mosse di Obama non sono immediatamente chiare e la domanda principale è quale strategia stia realmente perseguendo, esclusa l’esecranda ipotesi che sia solo un partita di poker con Putin. La storia ha dimostrato la scarsa efficacia reale delle sanzioni, a partire dai tempi di Napoleone e, se l’embargo contro l’Iran avesse funzionato, forse ora Obama non avrebbe avviato con Teheran trattative così malviste da molti, sia negli Usa che altrove. Obama accusa Putin di voler ricostituire l’impero sovietico, ma dovrebbe sapere che un forte nazionalismo come quello russo si sente direttamente colpito dalle sanzioni, finendo così per rafforzare il consenso a Putin.

Inoltre, le stesse trattative con l’Iran, o la soluzione del conflitto in Siria e, più in generale, la situazione nel Medio Oriente possono andare difficilmente in porto con l’ostilità di Mosca. Né è chiaro l’interesse di portare la Russia a una stretta, e non ricercata, alleanza con la Cina, sempre più aggressiva verso gli Usa.

Considerando i due fattori da sempre presenti nella politica degli Stati Uniti, il già citato “gendarme del mondo” e quello contrapposto dell’isolazionismo, la strategia di Obama sembrerebbe diretta a unire questi due elementi, finito il mito del dominio unipolare statunitense dopo la dissoluzione dell’Urss. Una strategia che porta alla divisione del mondo in due aree di influenza, americana e cinese, una sorta di nuova Yalta. I due accordi commerciali propugnati da Obama, con forti resistenze anche negli Usa, riguardanti Europa e Pacifico, sembrerebbero disegnare i confini di queste aree, per cui la Russia dovrebbe ritirarsi dall’Europa e vedersela in Asia con Pechino.

Yalta fu però una soluzione di compromesso per evitare che continuasse, ancor più disastrosa, la guerra che stava per finire. La situazione attuale è diversa ed è il sostanziale rifiuto di un mondo multipolare che porta a parlare di un elemento isolazionista, applicato non più ai soli Stati Uniti, ma a una loro zona di influenza, con conseguente disinteresse per il resto del mondo. Non sarebbero spiegabili altrimenti molte delle decisioni sul Medio Oriente, dove sono praticamente crollate tutte le vecchie alleanze statunitensi, o il completo disinteresse nei confronti dell’Africa, abbandonata alla colonizzazione cinese.

Risulta tuttavia inutilmente costoso un livello così elevato di ostilità verso la Russia, a meno che serva a porre l’Europa di fronte a una secca alternativa: o con Washington o con Mosca, in pieno stile Guerra Fredda. Forse con la convinzione che gli interessi tra Russia e Cina non siano alla fine così coincidenti e possano portare a forti dissidi, come avvenne già ai tempi dell’Unione Sovietica.

Obama ha ancora poco più di un anno come presidente e ciò giustifica la sua fretta di varare i trattati commerciali e di isolare la Russia. La Cina ha già reagito con grande rapidità con la sua banca internazionale di sviluppo, cui hanno aderito molti Stati europei, in contrasto con Obama, a dimostrazione di come la partita sia ancora del tutto aperta.


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