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SCENARI/ Obama e i cinesi vogliono prendersi Europa e Russia

Alla recente riunione del G7, Obama ha chiesto più drastiche sanzioni contro la Russia, suscitando qualche perplessità in alcuni alleati. Ma qual è la reale strategia di Obama? CARL LARKY

Barack Obama e Angela Merkel (Infophoto) Barack Obama e Angela Merkel (Infophoto)

In occasione del G7, Barack Obama ha espresso critiche ancor più pesanti alla Russia e ha detto che Putin deve riconoscere “che la grandezza della Russia non dipende dalla violazione dell’integrità territoriale e della sovranità di altri Stati”. E’ una frase piuttosto interessante sulla bocca del presidente di uno Stato da decenni accusato di ritenersi il gendarme del mondo e autorizzato ad esportare la “sua” democrazia ovunque, con le buone o le cattive.

Uno dei motivi della sua vittoria nel 2008 contro il repubblicano John McCain fu proprio la sua opposizione a questo interventismo, con la promessa di ritiro dall’Afghanistan e la critica alla guerra di Bush in Iraq, argomento usato anche contro Hillary Clinton alle primarie democratiche, insieme alla promessa di chiudere il carcere di Guantanamo, ritenuto contrario ai principi democratici degli Stati Uniti. Una delle prime forti prese di posizione di Obama fu il discorso del giugno 2009 all’Università del Cairo, con inconsuete e ampie aperture verso l’islam e, in particolare, della Fratellanza musulmana. Qualche mese dopo fu insignito del Nobel per la Pace.

A distanza di sette anni, ben poco rimane di queste promesse: Guantanamo, pur ridimensionato, è ancora aperto, la situazione in Afghanistan è ancora ad alto rischio, i soldati americani stanno tornando in Iraq, precipitato in un caos ancor peggiore dell’epoca di Bush, in Egitto i generali stanno reprimendo i Fratelli musulmani. Non precisamente un successo, anche se non tutto è colpa di Obama, ma fa un po’ specie la frase citata dopo i suoi interventi in Siria e Libia.

Quasi esclusivamente attribuibile a Obama è la decisione di andare allo scontro con la Russia di Putin, e la conseguente tragedia ucraina. Come scritto in un precedente articolo, Putin ha responsabilità pesanti nella gestione di questa crisi, ma Obama ha impostato la vicenda su una sola ipotesi: la vittoria degli Usa e la sconfitta della Russia. Non a caso la sua politica è ben condivisa dai Repubblicani, il vecchio McCain in testa.

Anche al recente G7 il filo conduttore è stato che la Russia, e solo la Russia, non sta rispettando gli accordi di Minsk, anche se molti osservatori, inclusi quelli dello Ocse, non esentano da responsabilità il governo ucraino, così come per le rotture della tregua.

Di fronte a questo muro contro muro non sorprende che, dietro le dichiarazioni di facciata, i partner europei dimostrino qualche perplessità, in particolare quelli più colpiti dalle sanzioni, come l’Italia. Anche la Germania, apparentemente così decisa, si è guardata bene dal mettere in discussione i contratti con la Gazprom (in cui ha un ruolo dirigente l’ex cancelliere socialdemocratico Schroeder) per le forniture di gas russo attraverso il Nord Stream, lasciando Ucraina ed Europa del Sud a vedersela con il problema dei rifornimenti energetici.