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PUTIN DAL PAPA/ Sapelli: l'incontro che può evitare una nuova "guerra fredda"

Per GIULIO SAPELLI, dopo la caduta del comunismo, l’Occidente ha mortificato Mosca, mentre bisognava fare un nuovo Congresso di Vienna come dopo la fine di Napoleone

Vladimir Putin (Infophoto) Vladimir Putin (Infophoto)

Il presidente russo Vladimir Putin ieri si è incontrato prima a Milano con il premier Renzi e poi a Roma con il Papa. Protagonisti dell’incontro in Vaticano sono stati la guerra in Ucraina e i cristiani perseguitati. Come ha reso noto il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, Putin e Papa Francesco si sono trovati d’accordo “sull'importanza di ricostruire un clima di dialogo e che tutte le parti si impegnino per attuare gli accordi di Minsk”. I due hanno parlato molto anche delle guerre in Siria e in Iraq, e in particolare della difesa dei cristiani sempre più spesso perseguitati. Tanto Bergoglio quanto Putin si sono trovati d’accordo sull’importanza dell'”interessamento concreto della comunità internazionale”. Ne abbiamo parlato con Giulio Sapelli, professore di Storia economica all’Università degli studi di Milano.

 

Come vede la mediazione di Papa Francesco sull’Ucraina?

In Ucraina è presente la Chiesa uniate, ma soprattutto è una terra che è sempre stata solcata da divisioni per la compresenza delle influenze della cultura tedesca e russa. Anche per questo l’Ortodossia ha sempre avuto vita difficile nella parte non russa del Paese. L’intervento del Papa può essere molto importante se si articola sul rispetto degli accordi di Minsk. Se si diffonde il messaggio che il Papa mette il suo intervento a disposizione della pace in Ucraina, Putin può essere aiutato rispetto al fatto che in questo momento Mosca non controlla più gli indipendentisti filo-russi. In Ucraina è in atto una guerra asimmetrica e ibrida, cioè di posizione e di guerriglia nello stesso tempo. La stessa Nato del resto non controlla il fronte filo-occidentale.

 

L’altro grande tema è quello dei cristiani perseguitati. Che cosa può fare Putin per aiutarli?

Già in occasione della mediazione sulla Siria nel 2013, Putin ha dimostrato che cosa può fare. Ricordo che una settimana fa è morto Tareq Aziz, politico cristiano nonché ex numero due di Saddam Hussein. Un regime dittatoriale ma che aveva lasciato libertà di culto ai cristiani, proprio come Assad in Siria. In primo luogo bisogna quindi compiere un’opera di chiarificazione storica.

 

Quale può essere il ruolo di Mosca in questa opera di chiarificazione?

La Russia può fare molto per i cristiani arabi perché conosce il Medio Oriente come le sue tasche. E soprattutto ha un rapporto con l’Iran che non si è mai rotto. Mosca oggi può aiutare Assad, la cui caduta sarebbe la fine. Il Papa però dovrebbe alzare di più la voce sulla questione dei cristiani perseguitati. Come diceva il teologo cristiano Origene, non bisogna soltanto santificare i martiri ma anche punire i carnefici con la vita. Non basta cioé una mediazione culturale e diplomatica, è necessario usare le armi senza aspettare l’intervento dell’Onu. Non si può continuare soltanto a pregare.

 

Qual è invece il significato dell’incontro tra Putin e Renzi a Milano?