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CRISTIANI PERSEGUITATI/ Bhatti: così muore Afthab, innocente, impiccato solo perché cristiano

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I soliti problemi del Pakistan sono ancora tutti lì. Pochi giorni fa si è scoperto che otto dei dieci attentatori che nel 2012 avevano sparato a Malala Yousafzai, l’attivista pakistana vincitrice del premio Nobel, sono stati segretamente rilasciati dalla polizia. Mentre l’anno scorso due cristiani erano stati bruciati vivi e due chiese a Lahore erano state distrutte.

 

Il governo di Nawaz Sharif sta facendo il possibile per affrontare questi problemi?

Il governo pakistano è già in gravi difficoltà nel garantire la sua stessa sopravvivenza, figuriamoci per quanto riguarda gli altri problemi. Di recente ha proposto di introdurre la pena di morte per tutti i terroristi, ma nonostante tutti i suoi sforzi per combattere l’estremismo e le discriminazioni si tratta ancora di un obiettivo molto lontano.

 

C’è almeno qualche passo avanti?

Difficile dirlo. Con il governo di Yousaf Raza Gillani (2008-2012), del quale ho fatto parte come ministro, avevamo cercato di affrontare la questione delle minoranze religiose. Attraverso la formazione del ministero per l’Armonia nazionale, da me ricoperto, volevamo ricreare un ambiente favorevole alla pace e al dialogo interreligioso. Il ministero era affiancato a quello per gli Affari religiosi, retto da un musulmano.

 

Che cosa vi aspettate dai Paesi occidentali?

La comunità internazionale deve fare sentire la sua voce, perché non si tratta soltanto di una questione puramente confessionale, ma dei diritti fondamentali dell’uomo che sono violati. Tutti i Paesi e tutte le organizzazioni che sostengono la democrazia devono prendere posizione e fare la loro parte.

 

(Pietro Vernizzi)



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