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RISULTATI ELEZIONI DANIMARCA 2015 / Vince il centrodestra, Rasmussen riconquista il Parlamento

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Lars Lokke Rasmussen  Lars Lokke Rasmussen

RISULTATI ELEZIONI DANIMARCA 2015, VINCE IL CENTRODESTRA - Si sono svolte ieri le elezioni politiche in Danimarca per il rinnovo del Folketing, ovvero il locale Parlamento. Dal 2011 il primo ministro è la socialdemocratica Thorning-Schmidt, prima donna a capo del paese, dopo vent'anni di governo di centrodestra. Lo scontro politico ha visto centrosinistra e centrodestra contendersi fino all'ultimo voto, del resto anche i sondaggi precedenti alla tornata elettorale parlavano di differenze percentuali minime. Alla fina ha avuto la meglio il centrodestra guidato dall'ex premier Lars Lokke Rasmussen, conquistando 91 seggi su 179. A livello europeo si tratta di una vittoria importante, sebbene la differenza di voti tra le due coalizioni sia davvero relativa. L'Europa infatti sta attuando una politica relativa all'immigrazione che prevede la redistribuzione degli immigrati su tutto il suolo dell'Unione e la collaborazione della Norvegia sembra adesso molto meno probabile di quanto non lo fosse con un governo di centrosinistra. Nonostante la clausola di esclusione, che permette alla Norvegia come all'Irlanda e alla Gran Bretagna di eludere gli obblighi di ricoloccamento, la partecipazione di una nazione in salute farebbe sicuramente comodo all'Unione europea. La vittoria dunque dipende forse proprio da un sentimento popolare, esteso a livello europeo, contrario alle ondate migratorie e all'accoglienza di clandestini o di coloro che richiedono l'asilo politico. Che si parli o meno di razzismo poco importa, è sicuramente singolare che in tutti i paesi europei chiamati alle urne il popolo si esprima a favore dei partiti più intransigenti verso l'immigrazione. Frontiere chiuse e controlli serrati sembrano essere le esplicite richieste dei cittadini europei. Per altro il partito di Rasmussen ha ottenuto solo il 19% dei voti, mentre la lista populista in suo appoggio il 21%. Un altro cavallo di battaglia di questa campagna elettorale è stata la crisi economica. Sebbene la Danimarca sia stata in grado di limitare i danni, mantenendo un'economia stabile, gli strascichi della crisi si sono sentiti ed hanno avuto il proprio peso al momento del voto. Anche in questo caso i sentimenti del popolo accomunano tutti i cittadini di quest'Europa che a volte sembra essere completamente scollegata. La perdita della sicurezza economica e la paura verso gli stranieri sono ovunque temi caldi e delicati, da cavalcare in tempo di votazioni. La chiusura della Schmidt alla più recente richiesta d'aiuto da parte dell'Europa non deve aver convinto i danesi che, per proteggere le proprie frontiere, hanno preferito andare sul sicuro. Dopo poco più di 4 anni di governo i social-democratici riconsegnano il parlamento alla destra che aveva governato per vent'anni. Il messaggio inviato da un risultato del genere sembra dire che questo non è il momento del cambiamento, ma piuttosto quello della Restaurazione. C'è bisogno, per i danesi, di un governo che assicuri loro una chiusura totale verso il minaccioso ingresso di immigrati difficili da collocare e controllare. Mentre l'Europa smette di voltarsi dall'altra parte, lasciando ai singoli Stati la gestione dei flussi migratori, i governi nazionali adottano misure drastiche e preventive per arginare il problema. Pare proprio che la decisione dell'Unione di collocare in maniera proporzionale gli immigrati, indipendentemente dal punto di arrivo, non entusiasmi gli Stati membri. Questo rifiuto alla collaborazione ha pesanti ripercussioni sulle nazioni che vedono le proprie coste prese d'assalto ormai da anni. L'Italia, che da tempo chiede all'Europa il proprio sostegno, ha perso fiducia nei confronti delle politiche comunitarie, e anche qui spirano venti di chiusura. Mentre il governo nazionale chiede la collaborazione delle Regioni, i Governatori locali sono decisi a fare opposizione a oltranza verso i nuovi arrivati. Che si tratti di clandestini, di rifugiati o di esuli non si fanno differenze né sconti. La discrepanza tra le politiche dei singoli Stati e la linea dell'Unione Europea è netta e preoccupante. Molti cittadini chiedono ai propri governi, tramite vecchi e nuovi partiti politici, di uscire dall'Unione europea della quale non si sentono partecipi. A più di 60 anni dai primi accordi che hanno permesso la nascita dell'Europa le nazioni sono ancora ideologicamente distanti tra loro e impreparate a perdere la propria autonomia politica. Anche la Danimarca, con il risultato di queste ultime elezioni, si unisce al coro di dissenso verso una politica forse troppo morbida nei confronti degli immigrati. Nei prossimi incontri dei capi di Stato europei avremo modo di vedere come e quanto inciderà quel 21% dei populisti sulle decisioni nazionali ed europee. Intanto non si può fare altro che sperare nella capacità dell'Europa di rispondere in maniera efficace e decisa alle richieste dei cittadini. Crisi economica, lavoro e sicurezza sono temi che riguardano tutti gli Stati e sui quali l'Europa è costretta ad esprimersi.



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