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ISLAM/ Padre Samir: la rivoluzione religiosa di Al-Sisi può sconfiggere l'Isis

Pubblicazione:martedì 2 giugno 2015

Abdel Fattah Al-Sisi (Infophoto) Abdel Fattah Al-Sisi (Infophoto)

“A fermare l’Isis non possono essere le bombe occidentali, ma soltanto la rivoluzione religiosa invocata dal presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi”. Lo afferma padre Samir Khalil Samir, gesuita egiziano e uno dei massimi studiosi del mondo islamico. In un discorso dello scorso gennaio il presidente Sisi ha invitato i docenti della più antica facoltà teologica del mondo islamico a compiere “una rivoluzione religiosa” abbandonando il radicalismo e abbracciando una lettura più moderata del Corano. Un reportage pubblicato dall’agenzia Reuters ha mostrato però come da parte dei chierici di Al-Azhar abbondi un forte scetticismo nei confronti dell’invito di un presidente noto per essere un islamico praticante, ma anche per avere usato la violenza contro i Fratelli musulmani.

 

Il tentativo di Al-Sisi di dare un impulso politico a una riforma dell’Islam che parta da Al-Azhar può avere successo?

Sì. Al-Azhar è una facoltà di teologia islamica. Chi la finanzia e chi paga lo stipendio al rettore e ai professori è lo Stato egiziano, e quindi i suoi vertici devono obbedire al presidente. Il rettore Ahmed al-Tayyeb è una figura relativamente aperta alla modernità, ma l’insegnamento della teologia da parte della maggioranza dei professori è su base puramente mnemonica. Non si impara dunque a riflettere, e questo sistema educativo è la principale causa dell’arretratezza dell’Egitto.

 

Il fanatismo religioso nasce da radici culturali?

Sì. Il 40% della popolazione egiziana è analfabeta, e ben pochi del restante 60% sanno riflettere. Tutte le materie scolastiche, incluse religione e filosofia, si imparano infatti esclusivamente a memoria. Quella di cui ha parlato Al-Sisi è dunque una rivoluzione culturale del modo di pensare che richiederà decenni, e proprio per questo è indispensabile iniziare subito.

 

Quale ruolo può giocare Al-Azhar rispetto a un problema così complesso?

Il ruolo che può giocare Al-Azhar in questa rivoluzione è fondamentale. L’unica cosa che impara il 40% degli egiziani composto da analfabeti è la predica del venerdì ritrasmessa in tutte le case. L’invito del presidente Al-Sisi alle migliaia di predicatori presenti nel Paese è a pensare l’Islam nel contesto della società moderna.

 

E’ una rivoluzione compatibile con i precetti fondamentali dell’Islam?

Sì. Il paradosso è che l’interpretazione dei predicatori di oggi è molto più arretrata rispetto a quella del Medioevo Islamico. Nel nono secolo la scuola di pensiero dei Mutaziliti sosteneva che il Corano è un testo creato e con un autore umano, e che quindi può essere interpretato dalla ragione. A loro si contrapponevano i teologi i quali affermavano che il Corano è invece un testo divino e increato. E’ un dibattito continuato per secoli, eppure oggigiorno è impensabile affrontarlo perché chiunque riprenda queste argomentazioni è condannato come un ateo e un eretico.

 

In fondo non si tratta di un dibattito puramente teorico?


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