BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

OBAMA-PUTIN/ Gli interessi (e alcuni nomi) di chi vuole la guerra in Europa

Pubblicazione:

Vladimir Putin (Infophoto)  Vladimir Putin (Infophoto)

Ci sono interessi miliardari in gioco, non solo in vista dello sfruttamento di risorse e economie di paesi terzi, ma anche per lo sfruttamento di tecnologie e industrie nazionali. Non possiamo dimenticare la recentissima polemica, riportata dagli stessi giornali Usa, sui razzi a propulsione per il lancio di navette e satelliti nello spazio, settore nel quale la Russia eccelle e verso il quale le polemiche negli Usa stanno imbarazzando importanti settori di entrambi i partiti, che chiedono più soldi e più sviluppo per le aziende Usa.

La terza guerra mondiale si sta già combattendo, come ha messo coraggiosamente in evidenza in Santo Padre, ma i leaders mondiali e le industrie degli armamenti appaiono superficialmente distratti o forse, spinti da taluni magnati e filantropi, ne desiderano una bella, grande e pienamente distruttiva. Tutto ciò in un momento già carico di tensioni: ad est di Berlino quelle nei territori ucraini e sul rispetto degli accordi di Minsk 2, a sud di Roma con l'esodo di decine di migliaia di migranti e ad est di Istanbul con la guerra tra curdi, siriani, iracheni e daesh. Forse ad un'Europa che non è in grado di soccorrere né la miseria del popolo greco, né la disperazione di chi scappa dalla fame non si può chiedere un sussulto di realismo e coraggio. Forse avranno ragione i teorici della guerra e coloro che temono di perdere le prossime elezioni nei loro paesi e vanno cercando, vedi Polonia, un nemico pericoloso per ottenere successi interni. Oggi non possiamo sapere come evolverà la situazione, diciamo solo con forza che i nomi e gli interessi di coloro che vogliono una nuova guerra su larga scala con la Russia sono noti e poco hanno a che fare con il diritto internazionale o i diritti umani.

E' troppo chiedere all'amministrazione Obama di salvare la propria legislatura, di segnare il proprio passaggio alla Casa Bianca, cosa di cui si discute animatamente negli Usa dopo la bocciatura di entrambi i trattati di libero scambio con i paesi del Pacifico e l'Europa, proprio con il diniego verso le richieste di alcuni paesi europei? Sarebbe quel gesto di pace, di non belligeranza che forse potrebbe giustificare le ragioni di un Premio Nobel sinora completamente immeritato. Accerchiare Kaliningrad non risponde a nessuna ragione politica, segnerebbe un drammatico passo indietro rispetto all'idea di un'Europa dall'Atlantico agli Urali, ma certamente accrescerebbe il portafoglio dei soliti noti.

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.