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OBAMA-PUTIN/ Gli interessi (e alcuni nomi) di chi vuole la guerra in Europa

Alcuni paesi dell'est Europa continuano a chiedere agli Stati Uniti di dislocare sul proprio territorio armamenti Nato per paura dell Russia. Una situazione delicatissima. LUCA VOLONTE'

Vladimir Putin (Infophoto) Vladimir Putin (Infophoto)

Gira voce nel mondo che ci siano pressanti richieste dei paesi baltici e della Polonia affinché gli Usa dislochino i propri carri armati e i mezzi pesanti della Nato per evitare un'attacco della Russia nei confronti di questi Paesi. Lo stesso presidente Putin, al Corriere della Sera, aveva definito tale ipotesi frutto di menti malate di persone instabili, la Russia non ha nessuna intenzione di attaccare un Paese Nato. Eppure di recente sia il NYT sia il Wall Street Journal hanno dedicato alcuni articoli a queste richieste che verrebbero da mesi riproposte sia dai paesi baltici sia dal ministro della Difesa polacco. I generali Nato e soprattutto Usa hanno già identificato siti nei quali si potrebbero disporre i carri armati e i mezzi pesanti, come deterrente a una qualunque azione di violazione dei confini da parte della Russia.

Ovviamente manca l'assenso del presidente Obama che è preoccupato di come una tale decisione, oltre a violare gli accordi tra Usa e Russia degli anni 90, possa aggravare la tensione tra i due Paesi. Tuttavia, specie da parte della Polonia, la richiesta pare sia molto determinata e insistente. Nessuno al momento considera che la Polonia ha confini con l'Ucraina, la Bielorussia e la Russia stessa. Molti fingono di non aver letto le ripetute e insistenti richieste di armamenti pesanti e letali da parte del finanziere e filantropo George Soros a favore dell'Ucraina e nemmeno di ricordare che egli stesso è stato incaricato di fare lo "scouting" internazionale per proporre la rosa tra cui sono stati scelti i ministri di Poroshenko, tre dei quali esplicitamente legati al filantropico e disinteressato "magnate" della finanza.

Ancor più grave pare la smemoratezza con la quale superficialmente si evita di considerare che un tale dispiegamento di forze armate, di fatto, equivarrebbe ad un assedio nei confronti dell'enclave russa di Kaliningrad, che si troverebbe accerchiata da paesi armati fino ai denti. Per rendere l'esempio, sarebbe come se le isole Hawaii si trovassero totalmente accerchiate da un blocco navale per decisione russa, solo per prevenire un possibile attacco americano a Mosca. Se non stessimo descrivendo uno scenario verosimile, ahimè probabile, potremmo scambiare queste ipotesi come barzellette. Invece non è così, anzi l'incremento occidentale e l'aumento dei volumi della compravendita di armi, si vedano i dati presentati in Francia la scorsa settimana, in occasione del salone aerospaziale di Parigi, ci dimostrano che l'unico mercato ricco e in grande crescita per migliaia di miliardi è proprio quello degli armamenti. Una corsa che non pare fermarsi e che cancella tutti i veri pericoli che essa porta con sé.