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SANZIONI ALLA RUSSIA/ Jean: l'Europa "paga il conto" per gli Usa

Per CARLO JEAN, la Russia non può accettare un riavvicinamento tra Kiev e Ue, perché Mosca ha sempre sentito l’esigenza di una fascia cuscinetto a protezione del suo territorio nazionale

Barack Obama (Infophoto) Barack Obama (Infophoto)

«La Russia considera un riavvicinamento tra Kiev e Bruxelles come una premessa per la partecipazione dell’Ucraina alla Nato. Un fatto che non può accettare, perché storicamente Mosca ha sempre sentito l’esigenza di una fascia cuscinetto a protezione del suo territorio nazionale». Lo afferma il generale Carlo Jean, esperto geostrategico e analista militare, secondo cui «la politica estera di Obama a livello generale è un disastro. La Casa bianca ha preso degli impegni con gli Stati Europei che confinano con la Russia, e ora non può rimangiarseli perché perderebbe la faccia. Le sanzioni contro la Russia sono un modo per fare qualcosa senza dover aumentare lo sforzo militare». Fatto sta che secondo uno studio realizzato per il Lena (Leading European Newspaper Alliance) dal Wifo (Istituto Austriaco di Ricerca Economica), le sanzioni verranno a costare 100 miliardi di euro e 2 milioni di posti di lavoro all’Europa e 12 miliardi di euro e 215 mila occupati all’Italia.

Lei come giudica la politica estera di Obama nell’Est europeo?

La politica di Obama non si è discostata dalla classica impostazione americana secondo cui va mantenuto l’assetto dell’Europa post-Guerra Fredda. Gli Stati Uniti stanno pensando di rafforzare la loro presenza negli Stati baltici e dell’Europa centro-orientale anche con materiale preposizionato (cioè carrarmati, Ndr).

Subito dopo la sua elezione Obama sembrava intenzionato a creare rapporti più pacifici con Mosca, e anche per questo ha vinto il Nobel per la Pace…

Obama voleva fare il reset con la Russia, nella speranza che quest’ultima fosse d’accordo con Stati Uniti ed Europa occidentale sulla creazione di una sorta di sistema di sicurezza paneuropeo. Con la crisi ucraina questo equilibrio si è rotto, e di conseguenza gli Stati Uniti stanno facendo forti pressioni su Putin.

Da secoli l’Ucraina fa parte della sfera di influenza russa. Chi è stato a rompere l’equilibrio?

La Russia ha le sue ragioni. Storicamente Mosca ha sempre sentito l’esigenza di una fascia cuscinetto a protezione del centro della Russia. D’altra parte Stati Uniti e Occidente hanno tutto l’interesse a mantenere la situazione stabile, proprio com’era prima che scoppiasse il conflitto ucraino.

Qual è la reale posta in gioco?

All’inizio della crisi Putin aveva cercato di trovare un accordo, erogando finanziamenti a Yanukovich in modo da stabilizzare la situazione, purché l’Ucraina non aderisse all’Ue. La Russia considera questo eventuale passo come una premessa per la partecipazione dell’Ucraina alla Nato. La politica di Putin più che essere imperialista ha come scopo la difesa della sicurezza russa.

Quindi finché gli Usa non minacciano la Russia non ci sono motivi per un’escalation?

Il fatto è che Obama ha promesso mari e monti ai vari Paesi europei che confinano con la Russia, e ora è ben difficile che possa fare marcia indietro. Circa 40 Stati sono alleati con gli Usa e hanno ricevuto garanzie di sicurezza da parte di Washington. Se la Casa bianca non mantenesse i suoi impegni ora perderebbe la faccia e quindi la sua credibilità.

A Obama è sfuggita la situazione di mano?