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Esteri

DIETRO IL TERRORISMO/ Isis, una strategia diversa dall'11 settembre

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Il vero cavallo di Troia non sono gli immigrati, bensì il senso di colpevolezza dell’Occidente. Ci sentiamo come gli sfruttatori colonialisti, e questo ci trasforma nei loro servi. Nell’ottica del multiculturalismo non si è cercata l’integrazione dei giovani arabi di seconda o terza generazione. Questi ultimi si sentono come i più delusi dal modello occidentale, e questa esclusione è da loro interpretata come un’ostilità nei loro confronti in quanto musulmani.

 

Secondo lei perché?

Il sogno degli italiani che un secolo fa emigravano in Francia era che i loro figli fossero in tutto identici ai francesi. Per la comunità islamica questo non vale, e invece di insegnare loro il francese, l’inglese o l’italiano si dedicano loro dei corsi di arabo nelle scuole. E il risultato è che una ragazza immigrata di terza generazione che vive in Occidente non solo non ha capito che è un suo diritto sposare chi vuole, studiare e non portare il velo, ma è proprio nelle condizioni “ottimali” per farsi irretire più facilmente.

 

Esistono comunità musulmane molto forti anche in Italia, Germania e Regno Unito. Perché hanno colpito proprio in Francia?

In Francia esiste un radicamento musulmano di lunga data, proveniente dall’Algeria, con una comunità che si sente molto esclusa. Nel centro e sud del Paese ci sono dei Comuni dove gli arabi sono maggioritari, diventando leader di aree di assoluto abbandono. In parte hanno vinto, perché hanno creato dei ghetti autonomi, ma in questo modo si sono anche isolati. Nella percezione di queste persone lo Stato francese è intrinsecamente anti-musulmano. Chi vive nelle banlieue si sente abbandonato e perseguitato.

 

Che cosa devono fare l’Europa e gli Stati Uniti?

In primo luogo rivedere gli schemi culturali per togliere ogni alibi alla classe dirigente musulmana. Bisogna dare alle persone di fede islamica che vivono in Europa la certezza che se si comportano in un certo modo saranno ben accolti e verranno considerati come cittadini di serie A. Occorre però anche usare la forza, perché l’Isis va schiacciato. E a farlo devono essere gli americani, in quanto gli europei non sono disposti a misurarsi con le conseguenze politiche di una guerra e con le vittime umane che quest’ultima comporterebbe. Non illudiamoci che l’Isis si possa sconfiggere con i droni.

 

E se l’obiettivo dell’Isis fosse proprio quello di attirarci in una guerra sul terreno?

I giochi politici e bellici sono sempre multipli, ma il dato di fatto è che l’Isis vuole espandere il Califfato e se non li ferma l’Occidente non lo farà nessuno. Gli Stati del Medio Oriente, come Siria, Turchia, Arabia Saudita e Iran, sulla carta sono tutti contro Al-Baghdadi, ma nella loro doppiezza sono anche favorevoli.

 

Perché ne è così certo?