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DIETRO IL TERRORISMO/ Isis, una strategia diversa dall'11 settembre

Pubblicazione:domenica 28 giugno 2015

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“L’Isis sta mettendo in atto un disegno di propaganda mirata a livello globale, molto diverso da quello di Al Qaeda, e nello stesso tempo un progetto coerente per espandersi militarmente in Medio Oriente. Tanto le potenze occidentali quanto gli altri Stati arabi stanno al contrario dando prova di una diaspora di posizioni diverse e confliggenti. Non stupisce quindi che Al-Baghdadi continui a vincere”. Pierluigi Magnaschi, direttore responsabile di Italia Oggi ed ex direttore dell’Ansa, commenta così la catena di attentati che venerdì ha colpito in Francia, Tunisia, Kuwait e Somalia. L’Isis ieri ha rivendicato la paternità dell’attentato nel resort di Sousse, sulla costa tunisina, cui il premier Habib Essid ha risposto con la chiusura di 80 moschee accusate di predicare l’odio e incoraggiare i fedeli ad aderire allo Stato Islamico.

 

Qual è la sua analisi di quanto è accaduto?

La catena di attentati documenta una strategia molto diversa da quella di Bin Laden. L’attentato alle Twin Towers era stato preparato con sette anni di anticipo e fu in qualche modo un evento unico, mentre l’Isis dimostra una capacità di colpire simultaneamente in tre continenti diversi. Complice anche la stupidità dell’Occidente, perché se non fosse stato per Putin, Usa, Francia e Regno Unito avrebbero attaccato Assad, compiendo così il lavoro che adesso sta facendo l’Isis. Ai vertici politici di Washington, Parigi e Londra ci sono persone che hanno una conoscenza della situazione internazionale pari a quella della massaia di Voghera. Se la vera causa non fosse l’ignoranza, potremmo dire che l’Occidente ha fatto di tutto per creare le basi per uno sviluppo dell’Isis.

 

A quale strategia rispondono gli attentati di venerdì?

Al Baghdadi oggi dimostra una ferocia moltiplicata e persegue un obiettivo di destabilizzazione su scala mondiale. Tutti noi siamo rimasti colpiti dagli attentati a catena, come pure dalle decapitazioni che suscitano da parte nostra sgomento e incomprensione. Da questo punto di vista è emblematico il video dei prigionieri annegati nella gabbia.

 

Perché questa violenza così gratuita?

Un serial killer psicopatico compie un delitto feroce ma lo nasconde. Invece da parte dell’Isis il desiderio di comunicare agli altri la sua efferatezza è superiore addirittura alla stessa pulsione omicida. In questo modo infatti lancia un messaggio politico mediatico straordinario in grado di incuterci terrore.

 

Dietro agli attentati c’è un vero e proprio coordinamento o dei disadattati che si sono innescati da soli?

Il coordinamento diretto di Al-Baghdadi si limita a Siria e Iraq, mentre fuori da quest’area il leader del Califfato ha innescato intenzionalmente una serie di processi di imitazione. Un maghrebino che vive nelle periferie di Lione e si sente oppresso, può facilmente finire per vedere nell’Isis la speranza di una patria politico-religiosa che si sta realizzando.

 

Abbiamo fatto entrare nelle nostre mura il “cavallo di Troia” che ci distruggerà?


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