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SCENARI/ La coalizione anti-Isis non "vuole" la Russia, ma non può farne a meno

Bashar al Assad (Infophoto) Bashar al Assad (Infophoto)

In questo quadro, la riunione di ieri a Parigi si è limitata a confermare la situazione, definendo "buono" il piano presentato da al-Abadi per la riconquista dei territori occupati dall'Isis e approvando la sua strategia di riconquista della fiducia dei sunniti, con la promessa di ricondurre sotto il controllo del governo le milizie sciite, ritenute eterodirette da Teheran. Si è ovviamente ribadita la "totale determinazione" a distruggere l'Isis, una guerra di lungo termine nelle parole di Fabius.

Insomma, non sembrano risultati decisivi e forse la novità più notevole è la dichiarazione sulla Siria. Dopo aver accusato Assad di non fare abbastanza nella lotta contro l'Isis, critica quanto meno bizzarra da chi sostiene i gruppi, jihadisti e non, che lo combattono, la coalizione approva la ricerca di una soluzione diplomatica per riportare la pace nel Paese. 

La base dovrebbe essere quanto deciso nei colloqui di tre anni fa a Ginevra, con una tregua generale e la costituzione di un governo transitorio includente le forze di opposizione e l'attuale regime, possibilmente senza Assad. Un tentativo cioè di far collaborare sunniti e alawiti, che sarà ora difficilmente attuabile data la consistente presenza dell'Isis. 

E' la soluzione del problema siriano ripresa qualche giorno fa dal ministro degli Esteri russo Lavrov, a conferma di una Russia "convitato di pietra" a Parigi.

 

 

 

 

 

 

 

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