BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

EGITTO/ Dove sono i nemici del "moderato" al-Sisi?

Pubblicazione:

Abdel Fattah Al-Sisi (Infophoto)  Abdel Fattah Al-Sisi (Infophoto)

Con più di 80 milioni di abitanti, l'Egitto è il terzo più popoloso Stato dell'Africa, dopo Nigeria ed Etiopia, ed è anche la terza economia del mondo arabo per Pil totale, dopo Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, ma la sua economia è sempre più in sofferenza, con elevati tassi di disoccupazione, soprattutto giovanile, e povertà dilagante. La situazione di instabilità interna e di tutta l'area ha colpito particolarmente il turismo, molto importante per l'economia egiziana. Dopo le varie guerre arabo-israeliane, l'Egitto fu il primo Stato arabo a firmare la pace con Israele nel 1979, in attuazione degli Accordi di Camp David, seguito dalla sola Giordania nel 1994. L'Egitto è così tornato in possesso della penisola del Sinai, persa dopo la guerra del 1967, normalizzando i rapporti con Israele, raffreddatisi peraltro in quest'ultimo periodo.

Questi rapporti si sono raffreddati negli ultimi anni, ma i due Stati hanno interessi tuttora convergenti nel combattere l'estremismo islamista e, in particolare, la Fratellanza musulmana, cui è collegata Hamas, che da Gaza pone molti problemi ad entrambi. Il controllo dell'Egitto sul Sinai è diventato molto labile e attentati terroristici hanno spesso provocato molte vittime tra i militari egiziani. L'Egitto si trova in una sempre più evidente posizione di antagonismo verso la nuova Turchia di Erdogan, dalla cui politica estera, per molti versi ambigua, traspare l'obiettivo di diventare una superpotenza regionale, con toni "neo-ottomani" che non possono che preoccupare Il Cairo. Anche nei confronti dell'altra potenza regionale sunnita, l'Arabia Saudita, le divergenze sono notevoli proprio sul piano denunciato da al-Sisi ad al-Azhar, dato che il tipo di islam che domina nella penisola arabica e che sostiene la dinastia regnante è ben lontano dal suo invito a un islam più "aperto".

L'Occidente si trova davanti ad una alternativa simile a quella nei confronti di Saddam Hussein a Gheddafi: tollerare un regime repressivo, ma barriera all'estremismo islamico, o portare in questi Paesi, anche con le armi, la propria versione di democrazia? Gli esempi iracheno e libico rendono difficile rispondere a questo dilemma, almeno nei termini in cui è stato finora posto. Nel caso dell'Egitto, la sua storia forse rende possibile una strada diversa, partendo da forti investimenti nella sua economia per evitare che la crescente povertà renda sempre più facile ai movimenti estremisti il reclutamento di nuovi adepti. Questi interventi non potranno che essere cogestiti con i militari e la classe imprenditoriale ad essi collegata, ma potrebbero essere la chiave per ottenere un maggior rispetto del diritto e un allentamento della repressione. Una strada difficile ma percorribile, ma da chi? Il soggetto più interessato sarebbe l'Europa, ma l'Ue ha già dimostrato ampiamente la propria incapacità a gestire le crisi interne, come quella greca, e a mantenere le promesse fatte all'esterno, come per l'Ucraina.

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.