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EGITTO/ Dove sono i nemici del "moderato" al-Sisi?

Il governo dei generali sta attuando in Egitto una pesante repressione verso tutti gli oppositori, malgrado le dichiarazioni del presidente al-Sisi per un islam "aperto". CALEB J. WULFF

Abdel Fattah Al-Sisi (Infophoto) Abdel Fattah Al-Sisi (Infophoto)

Il presidente egiziano, il generale al-Sisi, è spesso citato come propugnatore di un islam più "aperto", dopo il suo intervento di inizio anno all'università islamica di al-Azhar. In effetti, al-Sisi è un esempio di musulmano praticante ma non estremista e il suo invito a quello che è considerato il più autorevole istituto religioso del mondo sunnita è molto significativo. Il suo stringente invito non ha per il momento avuto grandi risultati, per le ragioni esposte da Samir Khalil Samir su ilsussidiario.net. Tra queste vi è la repressione del suo governo verso la Fratellanza musulmana, un movimento che ha grande seguito in molti Paesi arabi. Questa è l'altra faccia di al-Sisi e del suo regime: la pesante repressione contro tutti gli oppositori, non solo i Fratelli musulmani, ma anche esponenti di quel mondo laico che ebbe un ruolo significativo in Piazza Tahrir. Anche la magistratura è sotto tiro, come i media, con conseguenti epurazioni e rinvio a giudizio di giornalisti. La situazione dell'Egitto sembra ritornata simile a quella del regime di Mubarak, anzi secondo alcuni addirittura peggiore, e comunque decisamente lontana da quanto auspicavano le masse che si raccoglievano in Piazza Tahrir.

Si riconferma così l'impossibilità per l'Egitto di un regime stabile se non gestito, o controllato, dai militari, nelle cui mani è anche buona parte dell'economia. Una situazione che ricorda la Turchia prima della svolta islamista di Erdogan, pur senza i connotati laicisti imposti a suo tempo dai Giovani Turchi di Kemal Atatürk. I "moderati" della Fratellanza avevano a suo tempo vinto libere elezioni, ma con il loro tentativo di imporre un regime islamico, riformando in tal senso la Costituzione, si sono inimicata buona parte della popolazione, provocando l'intervento dell'esercito e la successiva repressione.

Il caos della confinante Libia, l'avanzata dell'Isis e la minaccia anche interna di al Qaeda danno altri motivi al regime autoritario di al-Sisi. Inoltre, le elezioni per il Parlamento previste per lo scorso marzo sono state sospese dopo la dichiarazione di incostituzionalità delle leggi elettorali vigenti. La stabilità dell'Egitto, posto all'incrocio tra Medio Oriente e Africa, è fondamentale per tutta l'area. Culla di una delle più antiche civiltà del mondo, anche dopo la conquista araba e durante il periodo ottomano, l'Egitto ha sempre mantenuto una sua identità e autonomia. Nel 1952, il colpo di Stato dei militari guidati da Naguib e Nasser misero fine alla monarchia, che si era svincolata dal protettorato inglese nel 1936, e da allora il Paese è stato guidato da generali, con la recente breve interruzione delle elezioni del 2012 vinte dai Fratelli musulmani e l'elezione di Morsi a presidente, deposto poi dai militari nel 2013.