BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

REFERENDUM GRECIA/ Il "jolly" di Tsipras impossibile per l'Italia

Alexis Tsipras (Infophoto)Alexis Tsipras (Infophoto)

La lettura della Costituzione non lascia adito a dubbi. In Italia è possibile indire referendum costituzionali e referendum abrogativi di leggi o atti aventi forza di legge. Non sono previsti referendum consultivi a livello nazionale. E la Corte costituzionale ha chiarito che non possono essere in alcun modo oggetto di referendum leggi di esecuzione di trattati internazionali o atti che implichino responsabilità internazionali del Paese.

 

Un "referendum per far uscire l'Italia dall'euro" non sarebbe dunque praticabile? 

La nostra Costituzione in vigore non lo prevede.

 

Torniamo all'emergenza greca: come giudica il passo di Tsipras?

È un passo non privo di razionalità politico-istituzionale. Il premier greco non si vuole assumere la responsabilità ultima di un accordo con l'Europa: qualunque fosse il suo contenuto smentirebbe le promesse e gli impegni che lo hanno portato a vincere le ultime elezioni. Rimette quindi la valutazione ultima direttamente al popolo greco e non mi stupirei se - in cuor suo - si augurasse un'affermazione del sì. In questo caso - lo ripeto: in linea strettamente costituzionale - il Governo non sarebbe, da un punto di vista giuridico-formale, obbligato a dimettersi, anche se in termini sostanziali quest’esito sarebbe probabilmente inevitabile, così come difficilmente evitabili sarebbero, in un siffatto scenario, nuove elezioni generali: a meno che il Presidente della Repubblica non intenda esplorare la formazione di un governo di unità nazionale. Ma non dimentichiamo che nel Parlamento greco in carica Tsipras è sostenuto da una maggioranza netta.

 

Lei è uno studioso italiano che ha insegnato in Grecia: qual è il suo punto di vista di osservatore attento?

Sono scoraggiato soprattutto come europeo. Torno dalla Germania, dove un amico mi ha ricordato i prelievi fiscali che - a oltre un quarto di secolo dalla caduta del Muro - gravano ancora sui tedeschi "ex occidentali" per lo sforzo economico di lungo periodo legato alla riunificazione delle due Germanie. Tutto questo si è reso possibile grazie al forte senso di identità nazionale che i tedeschi hanno avuto (e hanno), alla loro ferma convinzione di avere una comune appartenenza che li rende partecipi di uno stesso destino collettivo. L’Europa invece non ha ancora, né sappiamo se mai avrà una consapevolezza siffatta (la triste vicenda della gestione dei migranti che approdano presso le nostre coste ne dà una eloquente testimonianza). Nessuna solidarietà, dunque, da parte dell’Unione o dai suoi singoli Stati. Se c'è un demos europeo, è in situazioni straordinarie, quale quella che oggi vive la Grecia, che la solidarietà deve venir fuori e porsi a mo’ di collante che tiene uniti popoli pur diversi per tradizioni storiche.

 

(Antonio Quaglio)

© Riproduzione Riservata.