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DALLA GRECIA/ La corsa agli acquisti in attesa del "verdetto" su Atene

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Banche chiuse, code ai bancomat, strade ateniesi deserte, poche macchine e lunghe file di taxi in attesa di un cliente. Tutti usano i mezzi pubblici. Sono gratuiti fino a domenica. Lunedì le banche riapriranno? È un'altra promessa del governo. Una piccola indagine di mercato. Nei grandi "mall" della capitale è la corsa all'acquisto: televisori, frigoriferi, cucine, telefonini, capi firmati. Le gioiellerie del centro fanno affari d'oro. Si può pagare con la carta di credito. Se invece si vuole acquistare un libro da Amazon è impossibile. Il sito, dopo che il cliente ha compilato la richiesta di acquisto con carta di credito, invia una email in cui si legge: "Desideriamo informarti che stiamo incontrando difficoltà nell'elaborazione del pagamento pertanto non siamo in grado di procedere con l'ordine Kindle (#D01-2020062-0268552)". Greci irresponsabili? No, preoccupati che si arrivi al prelievo forzoso dai conti correnti - e chi crede ormai più alle dichiarazioni dei ministri?  

Ma tra i corridoi di questi grandi magazzini l'atmosfera non è gioiosa. Non ci si saluta più dicendo "buongiorno" o "buonasera", ma "che Dio ci aiuti", o "buona fortuna", oppure "speriamo bene". La parola "paura" non è sufficiente a descrivere il sentimento del greco che incontri in coda al bancomat (chi scrive sta esagerando? No, potrebbe però aver parlato solo con interlocutori pessimisti).  Che lui abbia votato "si" o "no" poco importa. Aspetta di conoscere il suo destino. Neppure a casa trova pace: ogni canale televisivo trasmette in diretta, quasi tutto il giorno e minuto per minuto, ciò che accade alla Presidenza del Consiglio, a Bruxelles, si valutano le parole che arrivano da Berlino, o da Parigi. 

Da Roma silenzio assoluto: se Renzi, com'è successo l'altro giorno, sta facendo le sue dichiarazioni, prima di entrare nella sede dell'Ue, per il vertice europeo, scatta la pubblicità. E tra un collegamento esterno e un altro, ecco in studio professori di economia che spiegano la situazione, commercianti che si lamentano, albergatori che sono proprio arrabbiati. Tra loro compaiono anche i parlamentari. Meglio non ascoltarli. Per molti di loro, si intende "syrizei", non è successo nulla, hanno ancora in bocca il gusto della vittoria.    

I fatti diranno se hanno ragione loro. Ad esempio, il vice presidente del Parlamento, Alexis Mitropoulos, ha descritto ieri in toni drammatici la situazione del Paese. Per inquadrare chi parla (dal suo profilo biografico sul sito del Parlamento Ellenico): "Professore all'Università di Atene. Laureato in legge, filosofia e scienza della politica. Parla inglese, russo, serbo-croato, francese". In sintesi, teme una "bulgarizzazione" della Grecia. Osservando le lunghe code di Atene, o di Salonicco, o Patrasso, davanti ai bancomat, sembra effettivamente di essere in Bulgaria, ma in quella socialista. E viene alla mente quell'aforisma di un cinico inglese: "Il vizio inerente al capitalismo è la divisione ineguale dei beni; la virtù inerente al socialismo è l'uguale condivisione della miseria".



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