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GREXIT/ Schmid: una "pausa" dall'euro può aiutare la Grecia

Pubblicazione:venerdì 10 luglio 2015

Alexis Tsipras (Infophoto) Alexis Tsipras (Infophoto)

Lei ha ragione. L’essenziale però è che in Grecia ci sia un consenso sulla necessità di fare le riforme. Nessuno pretende che queste riforme siano fatte in due giorni, anche uno o due anni di tempo possono andare bene. Basta che il governo prenda un impegno chiaro a favore delle riforme. Dopo di che io sono favorevole all’haircut (il taglio del debito greco, Ndr) purché Tsipras si impegni a cambiare le cose.

 

Lei ritiene possibile un’uscita della Grecia dall’euro?

Sì, anzi sono contrario all’idea che nell’Ue sia possibile fare solo dei passi in avanti e non indietro. La vera colpa di tutti i leader europei, a partire da Juncker e Merkel, è stato il fatto di avere detto: “Mai indietro e sempre avanti”. Ciò ha generato una pressione sugli Stati membri che non è stata veramente utile per il progetto europeo. Personalmente ritengo possibile che un Paese lasci la zona euro, senza che ciò determini un crollo per l’intera area, a condizione che per questo stesso Paese esista la possibilità di rientrare nell’euro dopo avere avuto alcuni anni di tempo per rimettersi in sesto. Non ritengo che questa uscita sia una catastrofe, anzi può essere un modo per risolvere i problemi.

 

Un’uscita della Grecia dall’euro non sarebbe preoccupante?

Sì, è un fatto in qualche modo preoccupante. Ue e Eurozona sono molto interdipendenti al loro interno. Basta un piccolissimo cambiamento in un Paese per produrre grandissimi effetti in altre nazioni. In questo senso Grexit è un pericolo, ma la politica finanziaria dei governi europei dopo la grande crisi finanziaria del 2008 ha prodotto alcune misure di sicurezza per fare sì che Grexit non generi il fallimento dell’intera Eurozona.

 

(Pietro Vernizzi)



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