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DALLA GRECIA/ Così Tsipras è caduto nella "trappola" di Schauble

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Alexis Tsipras (Infophoto)  Alexis Tsipras (Infophoto)

La "linea rossa" che Atene si ostinava a non voler superare si è scolorita. Questa "linea rossa" segnerà anche il confine tra le due anime di Syriza e verificherà la tenuta del governo di coalizione. I primi prodromi di questo probabile scontro sono registrati dall'assenza di due firme "pesanti" sull'articolo di legge che il governo ha presentato. La prima quella del leader della sinistra-sinistra, Panagiotis Lafazanis, che ha parlato, con il suo solito forbito vocabolario, di un nuovo "memorandum-crematorio". Si parla anche delle sue possibili dimissioni da ministro dell'Energia qualora si dovesse privatizzare una quota della società elettrica.  La seconda quella del ministro della Difesa, e alleato di governo, il presidente di "Greci Indipendenti", Panos Kammenos, che sarà costretto a tagliare le spese ai suoi generali e al suo ministero. Comunque sarà interessante vedere come voteranno, e chi, tra i due, sarà più coerente alle sue idee. Kammenos si dichiarò contrario alle misure prese dal governo Samaras. Votò contro e fu espulso dal partito. 

Ma niente paura, Tsipras, in caso di possibili defezioni, ha già in panchina degli ottimi rincalzi. Tuttavia il primo ministro ha escluso un cambiamento nella geometria dell'attuale governo.  La Grecia volta pagina. Alexis Tsipras ha voltato pagina. Il referendum è il passato prossimo, anche se viene ancora usato come puntello per reggere la giustificazione delle nuove misure. E anche questa retorica verrà presto dimenticata. 

I sacrifici sono pesanti, tutti i greci ne sono coscienti. Li accetteranno? Speriamo di sì. Ne saranno consapevoli quando il governo, e questa volta applicando concretamente una politica di giustizia sociale, dimostrerà di aver sconfitto, nei limite del fisiologico, l'evasione fiscale e la corruzione e riequilibrato  il peso fiscale tra i diversi strati sociali. Non dimentichiamo che nei cinque anni di crisi, alle classi media e bassa è toccato un aumento delle tasse del 340%, mentre i ricchi hanno subito un aumento del 9%.

Il periodo che inizia con  la caduta dei colonnelli e il ripristino della democrazia viene definito "metapolitepsi". Dal 1974 a oggi sono trascorsi 41 anni e con il 5 luglio si è chiuso un ciclo storico di questo Paese. Si è entrati in un nuovo paradigma. La classe politica che si è formata all'ombra dei due leader, Papandreou e Karamanlis, è stata sconfitta dalla crisi e dalla sua intrinseca incapacità di sdoganarsi dalla demagogia. Sconfitto Papandreou junior, sconfitto Karamanlis junior, sconfitto Samaras, sconfitto Venizelos. 

Già dallo scorso dicembre gli europei avevano "scaricato" la coppia Samaras-Venizelos e avevano puntato tutte le loro carte sul volto nuovo e non compromesso di Alexis Tsipras, il quale però ha commesso lo sbaglio di cadere nella trappola preparata da Wolfang Schuaeble, il quale con teutonica razionalità redige sempre un "plan B". Adesso, pensa il freddo ministro tedesco, non si potrà più accusare l'Europa di imporre alla Grecia misure di austerità. Il nuovo accordo, infatti,  è stato redatto in toto dai greci. Loro la responsabilità delle misure. Sua, del primo ministro ellenico, la responsabilità di rimettere in piedi la Grecia. Compito difficile con questa allegra squadra di parlamentari che appartengono alla cultura politica del vecchio paradigma. Questa ricostruzione avrà un costo, oggi maggiorato dalla chiusura delle banche e dal congelamento delle attività economiche. 

Che paradosso: Tsipras, per cinque mesi, ha rifiutato di firmare un accordo recessivo mentre, con le sue indecisioni, ha moltiplicato la recessione (siamo a -2%). Da oggi, si spera che ognuno paghi la crisi secondo le sue possibilità, stando a quanto sostiene la ricetta della giustizia sociale.



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