BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ATTENTATO AL CAIRO/ Micalessin: l'Isis vuole rompere l'asse Renzi-Al Sisi in Libia

Pubblicazione:domenica 12 luglio 2015

Il luogo dell'attentato (Infophoto) Il luogo dell'attentato (Infophoto)

L’Isis ha rivendicato l’attentato di ieri mattina al Consolato italiano al Cairo. Un account di Twitter vicino al califfato ha reso noto che “grazie alla benedizione di Allah i soldati dello stato islamico hanno fatto deflagrare 450 kg di esplosivo piazzati dentro a una macchina parcheggiata davanti al Consolato italiano al Cairo”. L’attentato è avvenuto ieri mattina alle 6.30 e ha provocato un morto e nove feriti. Per Gian Micalessin, inviato di guerra de Il Giornale, “l’obiettivo dell’Isis era chiaramente colpire l’Italia per il ruolo che sta svolgendo in Libia, dove i jihadisti di Al-Baghdadi sono in piena espansione. Nello stesso tempo, l’attentato è avvenuto in Egitto in quanto il presidente Al-Sisi è il nostro principale alleato in Medio Oriente”. Non a caso proprio venerdì il governo libico di Tobruk, insieme alle milizie di Misurata e Zintan, avevano dato il loro sì al piano dell’Onu per evitare che il Paese finisse in mano all’Isis. Ieri in mattinata però si era ipotizzato che il vero obiettivo dell’attentato non fosse il consolato italiano, bensì il giudice Ahmed al Fuddaly, considerato vicino al presidente Al-Sisi.

 

L’Isis ha rivendicato l’attentato. Secondo lei a che cosa mirava?

E’ chiaramente un attentato contro l’Italia. Lo scenario in cui è avvenuto è l’Egitto, ma riguarda in realtà il nostro ruolo in Libia. Il nostro Paese è alleato con il Cairo, come confermano i recenti incontri tra Renzi e Al-Sisi. I due presidenti stanno lavorando fianco a fianco per quanto riguarda il contrasto allo stato islamico in Libia, e soprattutto per colpire gli scafisti che operano anche da basi egiziane.

 

Quindi Libia ed Egitto sono un unico campo di battaglia?

In un certo senso sì. Non a caso nell’abc delle operazioni tattico-strategiche che facevano da corollario al piano europeo, si parlava di operazioni che potevano essere messe a segno sia in Libia sia in Egitto, sia nella stessa Tunisia. Non dimentichiamoci che Al-Sisi è il principale alleato del governo di Tobruk e il principale nemico della coalizione islamista appoggiata dall’esterno da parte di Qatar e Turchia. Una coalizione che regna a Tripoli, Zuara, Misurata e in tutte le zone costiere da cui partono i barconi degli immigrati.

 

Perché l’Isis dovrebbe colpire l’Italia, se il governo Renzi finora non ha fatto nulla per la Libia?

Il governo Renzi per tutta la prima fase, fino all’ottobre scorso, ha completamente dimenticato la Libia. Con l’espansione dell’Isis nel Paese, l’interesse dell’Italia è però aumentato. La stessa Tunisia è tornata a interessare la politica italiana, perché anche da lì arriva una minaccia diretta.

 

Qual è il ruolo strategico dell’Italia in Libia?

L’Italia è alla guida della missione internazionale in Libia. Il fatto che il governo legittimo di Tobruk venerdì abbia detto sì al documento Onu significa che l’Egitto ha preso posizione a favore del fatto che l’Italia sia a capo della missione. Dal momento che a Tobruk è insediato il governo legittimo, riconosciuto dalla comunità internazionale, ciò apre la strada a una risoluzione del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che appunto potrebbe far partire la missione.

 

Per il ministro Gentiloni, “l’Italia non si farà intimidire”. Quale ritiene che debba essere la nostra reazione?


  PAG. SUCC. >