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Esteri

DALLA GRECIA/ Ecco i costi dell'accordo per Atene (e Tsipras)

Dopo un fine settimana di serrate trattative, Tsipras è tornato ad Atene. Per SERGIO COGGIOLA il Premier è uscito dai summit coi lividi e il Paese si appresta a subire dure condizioni

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È nata la Grecia P.R. (post referendum). Gracile. Neanche una settimana è trascorsa e della libera scelta dei greci - imposta dal governo che si era illuso di poter uscire dalla trappola in cui si era cacciato -  nessuno ne fa più cenno, soprattutto a sinistra. Il 61,31% dei "no" è stato sostituito dai 251 voti favorevoli all'accordo. In effetti, le comparsate televisive dei "syrizei" sono diminuite, e quei pochi che hanno il coraggio del confronto hanno adottato una narrazione alternativa, sempre irritante ma meno trionfalistica. Nessuno fa più cenno ai 2 miliardi di tagli richiesti, nel novembre 2014, all'allora governo Samaras, ai 7,2 miliardi che Atene avrebbe ricevuto dopo la quinta valutazione della Troika a febbraio 2015, neppure agli 8 miliardi previsti dalla bozza Juncker. Siamo alla rimozione, poi verrà il tempo dell'analisi.

Per Atene è stato redatto un "decalogo dei supplizi": tre anni di "memorandum", 86 miliardi, 35 di investimenti tramite il  "pacchetto Juncker", sotto tutela 50 miliardi di assets pubblici, tra cui il 10% delle azioni di Ote, la società di telecomunicazioni, cui è interessata Deutsche Telekom, che già ne possiede una consistente quota azionaria. Vendere alcuni gioielli pubblici d'accordo, ma non svendere, era lo slogan del governo. Ma secondo una nota agenzia immobiliare, sulle isole elleniche magnati russi comprano a prezzi stracciati ville e appezzamenti di terreno. Anche gli italiani stanno facendo un pensierino al riguardo. Secondo un'agenzia italiana, le informazioni per l'acquisto di una casa al mare in Grecia sono aumentate del 190%.

Atene era stata avvertita: attenti che se tirate troppo la corda, il prossimo accordo sarà più "pesante". Gli europei hanno, purtroppo, mantenuto la parola. Alexis Tsipras torna ad Atene pieno di lividi, con accordo che è difficile definire "win-win". Neanche il tempo di vedere la sua famiglia. Si è diretto immediatamente alla Presidenza del Consiglio per redigere la bozza della legge di un solo articolo per riformare fisco, pensioni, accesso al mercato e sistema giudiziario che dovrà presentare in Parlamento e farla votare entro questo mercoledì. 

Perché un solo articolo? Per ragioni di regolamento parlamentare. Con due giorni a disposizione dovrà  varare quelle riforme che per cinque anni sono state chieste dai creditori, alcune votate, ma mai applicate, e che Syriza aveva promesso di congelare. Si accenna anche alla possibilità che ad Atene venga imposta persino l'abrogazione, clausola voluta da Frau Merkel, delle tre leggi "unilaterali" votate: la rateizzazione dei debiti verso lo Stato, lo stanziamento di 200 milioni per gli strati più deboli delle società, e la riapertura della televisione di stato sotto l'insegna Ert, riapertura avvenuta a suon di grancasse e alla presenza del primo ministro, accompagnato dall'allora uomo di punta Yanis Varoufakis. 

La durezza delle condizioni è la conseguenza dell'inaffidabilità dei greci che non mantengono la parola? Anche, ma è colpa pure della confusione europea a non imporre ai governi ellenici l'applicazione degli accordi firmati. Per cinque anni la Troika ha tollerato tagli orizzontali, ma non hai mai imposto riforme strutturali che avrebbero liberato i rapporti economici. "Queste misure non passeranno in Parlamento", era la giustificazione prima di Papandreou e poi di Samaras. Tradotto in greco semplice: non possiamo votare leggi che vanno contro gli interessi corporativi delle nostre clientele elettorali.