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DALLA GRECIA/ Il "piano B" di Atene rimasto in un cassetto

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Yanis Varoufakis (Infophoto)  Yanis Varoufakis (Infophoto)

Del recente referendum non ne parla più nessuno. Neppure i "syriezei", i quali, spaventati per prossimo futuro del governo Tsipras, si richiamano ora alla fiducia che il popolo ellenico ha riposto in loro nelle elezioni di gennaio.

Per ritornare a Varoufakis, nell'intervista racconta di aver messo in piedi nel suo ministero una squadra di cinque collaboratori,  un  "consiglio di guerra" (perché di "guerra" si trattava, secondo lui), che doveva studiare tutte le mosse per portare il Paese alla Grexit. Parole poi confermate in un'intervista radiofonica. Poi ha concluso: "Non abbiamo mai avuto il mandato di mettere in pratica questa ipotesi. Il piano era sulla carta, ma non ha mai ottenuto il via libera". Dunque, stando a Varoufakis Atene aveva lavorato a un "piano B" che andava ben oltre all'"ampio mandato popolare" ricevuto e usato per sei mesi dal governo quale decisione di non decidere. 

D'altra parte non era stato lo stesso Alexis Tsipras a sostenere, prima delle elezioni, che "l'euro non è un feticcio"?

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