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NUCLEARE/ Herzog: grazie a Obama ora l'Iran avrà un'atomica puntata su Israele

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Hassan Rouhani (Infophoto)  Hassan Rouhani (Infophoto)

“La posizione di Obama sull’Iran non è realista, perché non si rende conto del fatto che mentre firma accordi con il moderato Rouhani, chi controllerà il Paese nel medio-lungo periodo saranno i falchi come Ali Khamenei, secondo cui Usa e Israele sono dei nemici”. Lo evidenzia Michael Herzog, analista strategico israeliano e international fellow del Washington Institute for Near East Policy. Ieri Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un accordo sul nucleare considerato storico, in quanto permetterà agli ispettori dell’Onu di effettuare controlli sufficienti a impedire che Teheran si doti della bomba atomica. Anche se per il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, l’accordo rappresenta “un errore grave di portata storica” in quanto “in tutti i campi in cui occorreva negare all'Iran la capacità di dotarsi di armi atomiche sono state fatte generose concessioni”.

 

Perché Israele è così preoccupato e scontento per i contenuti di questo accordo?

Israele è preoccupato per le sue implicazioni di medio-lungo termine. L’accordo avvicina i tempi iraniani di break-out (cioè il tempo necessario per produrre abbastanza uranio arricchito per una bomba atomica, ndr) a 10-15 anni. Nello stesso tempo legittima Teheran come uno Stato a fissione nucleare nel secondo decennio a partire dall’accordo. Gli consente infatti di espandere i suoi programmi per quanto riguarda i siti nucleari.

 

Queste concessioni favoriranno un atteggiamento più positivo di Teheran sul piano politico?

Il timore di Israele è che questo accordo non cambierà i comportamenti dell’Iran, ma anzi potenzierà i suoi attuali atteggiamenti destabilizzanti dell’intera Regione. Mi riferisco in particolare al suo sostegno di organizzazioni terroristiche, al fatto di gettare benzina sul fuoco sugli scontri tra sciiti e sunniti, al suo sostegno nei confronti del regime di Assad in Siria e al suo stesso ruolo in Yemen. L’intero Medio Oriente è in fiamme, e la percezione israeliana è che rafforzare l’Iran finirà per sconvolgere ulteriormente la stabilità della regione con un impatto negativo per tutti. Non dimentichiamo inoltre che pur non avendo partecipato ai negoziati, Israele è minacciata dall’Iran più di chiunque altro.

 

Che cosa accadrebbe se dopo questo accordo l’Iran chiedesse all’America la creazione di uno Stato palestinese?

Non è questa in realtà la posizione dell’Iran. Teheran si è opposta a un processo di pace tra israeliani e palestinesi, sostenendo quanti non lo vogliono come Hamas e la Jihad Islamica. Si tratta di gruppi che chiedono la distruzione di Israele e sono contrari a un processo di pace che conduca a una soluzione basata sulla creazione di due Stati. Chiedono infatti un solo Stato arabo, con la cessazione dell’esistenza stessa di Israele. Ritengo quindi difficile che l’Iran possa adottare una piattaforma comune con gli Usa per risolvere il conflitto israeliano-palestinese.

 

Il riavvicinamento tra Usa e Iran può favorire un miglioramento dei rapporti tra israeliani e palestinesi?


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COMMENTI
15/07/2015 - Vienna 2015 chiama Monaco 1938? (Carlo Cerofolini)

Ma non è che l’accordo fatto con l’Iran sul nucleare dai 5+1 – con gli Usa di Obama in testa – ricordi i patti di Monaco del 1938 sottoscritti da Gran Bretagna e Francia con la Germania nazista, dopo di che però, nel 1939, scoppiò la seconda guerra mondiale? Speriamo di no, anche perché questa volta ci sono di mezzo le bombe atomiche.