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UCRAINA/ Perché l'Ue "regala" Kiev agli Usa?

Durante la sua visita negli Usa, il premier ucraino Yatseniuk ha criticato l'Ue per il modo in cui ha affrontato la crisi greca e "dimenticato" le promesse all'Ucraina. CARL LARKY

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La crisi della Grecia ha messo in disparte sui media l'altra grande crisi europea, quella dell'Ucraina. E' quanto, con toni molto netti, ha rilevato il primo ministro ucraino Arseni Yatseniuk in un'intervista al Financial Times lo scorso lunedì, in occasione della sua visita a Washington. Secondo Yatseniuk, l'attenzione del mondo è stata monopolizzata dalla crisi greca, da lui definita un "disastro politico", che sta assorbendo le risorse finanziarie dell'Unione europea, proprio mentre il suo Paese deve affrontare "i carri armati russi sul proprio territorio" e ha ancor più bisogno di aiuti finanziari.

Il premier ucraino ha continuato citando i 25 miliardi di dollari promessi da Fmi, Banca Mondiale e altri, dopo che l'Ucraina ha perso il 20% della sua economia, mentre "i nostri amici greci" con una popolazione di quattro volte inferiore di quella ucraina "hanno già avuto 300 miliardi. E hanno bisogno di altri 60/80?"

La forte reazione di Yatseniuk dipende dal fatto che la supposta soluzione della crisi greca sta causando problemi al suo governo, con una parte del Parlamento che vorrebbe rallentare le riforme richieste dall'estero. Cosa che ha provocato un intervento del Fmi, con l'invito a non rinunciare alle riforme per vantaggi di breve durata. Secondo Yatseniuk, l'accordo sulla Grecia finirà per disincentivare altri governi dal fare dure riforme.

Le dichiarazioni del premier ucraino sottolineano un'altra grave sconfitta per l'Unione europea e addossano a Bruxelles una responsabilità che trascende gli aspetti strettamente economici. Gli ucraini radunati sul Majdan per ottenere una maggiore democrazia nel loro Paese erano anche spinti dalle promesse dell'Europa, di una Ue presentata più o meno come un Eldorado rispetto alla stretta soffocante della Russia.

L'Ucraina si trova invece con una tragica guerra in casa, con già più di 6500 morti, e una economia al collasso. Il Fmi si comporta come suo solito, chiedendo le altrettanto solite riforme e Bruxelles continua a produrre belle parole, ma pochi soldi, come risulta dal comunicato che ieri ha chiuso il primo incontro della Commissione per l'associazione dell'Ucraina all'Ue.

La Commissione, nel riaffermare l'impegno dell'Ue per una soluzione pacifica del conflitto, richiama il suo impegno al sostegno finanziario dell'Ucraina, che definisce di livello straordinario, sottolineando i 6 miliardi di euro predisposti dalla primavera del 2014. Evidentemente, gli ucraini non considerano così "straordinario" l'impegno europeo e si rivolgono altrove. 

In occasione della visita di Yatseniuk si è tenuto un Business Forum tra Ucraina e Stati Uniti per invitare gli imprenditori americani a investire in Ucraina. O meglio, nella nuova Ucraina, come si dice in una lettera aperta apparsa su Forbes e firmata da cinque membri dell'esecutivo ucraino, tra cui la responsabile delle Finanze Natalie Jaresko, e il Ceo di Naftogaz, l'ente statale per il gas.