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DIARIO ARGENTINA/ Cristoforo Colombo "torna in carcere" a Buenos Aires

La statua di Cristoforo Colombo donata dalla Comunità italiana all'Argentina è stata rimossa nel 2013. Incerto ancora il suo destino, come spiega ARTURO ILLIA

La statua di Cristoforo Colombo prima della rimozione (CC Leandro Kibisz) La statua di Cristoforo Colombo prima della rimozione (CC Leandro Kibisz)

Strano destino il suo: osannato come scopritore dell'America e allo stesso tempo denigrato per la sua complicità nello sterminio delle popolazioni indigene, il povero Cristoforo Colombo, che già in vita conobbe il carcere, nonostante l'immenso servizio fatto alla Corona di Spagna, continua a essere oggetto di una persecuzione che sconfina spesso nell'ignoranza e a pagarne le conseguenze. Un po' in tutta l'America latina sorgono importanti monumenti a lui dedicati, ma quello di Buenos Aires, proprio davanti alla Casa Rosada (sede della Presidenza) ha una storia che si collega direttamente all'Italia: costituisce difatti il regalo che la comunità italiana fece all'Argentina. 

L'opera, commissionata allo scultore fiorentino Arnoldo Zocchi per celebrare il centenario della nascita dell'Argentina, nel 1915, venne però realizzata con ritardo a causa della Grande Guerra e venne inaugurata il 15 giugno del 1921. Con i suoi 25 metri costituisce uno dei monumenti più importanti del Continente e anche di grande valore artistico, non solo per il marmo di Carrara con cui venne costruito, ma anche per lo stile decisamente neoclassico.

Nel 2008 venne presa la decisione di restaurarlo da parte del Municipio di Buenos Aires, proprietario dell'opera, ma nel 2013 la Presidente argentina Cristina Kirchner decise di abbatterla per sostituirla con quella dell'eroina nazionale boliviana Juana Azorduy de Padilla, per il quale il Presidente boliviano Evo Morales fece una donazione di un milione di dollari. I pezzi del povero Colombo furono disseminati su di un giardino antistante la Rosada e l'area circondata da un altissima e lunga inferriata che, in pratica… lo imprigiona un'altra volta.

La comunità non solo italiana è insora e organizza ciclicamente manifestazioni (l'ultima a fine giugno) per preservare l'opera e per protestare contro i tanti soprusi di questa brutta storia. In primo luogo, perché definire un personaggio del XIV secolo col titolo di "genocida come Videla" (uno dei capi della giunta militare degli anni '70 tristemente famosa) denota un indice di ignoranza notevole, poi perché lo Stato di fatto espropria il monumento e, ultima ma non meno importante ragione, perché la statua è considerata giustamente un patrimonio storico. Alla base della quale è stata trovata una cassa il cui contenuto pare sia un archivio storico per ricordare l’emigrazione.