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Esteri

ITALIANI RAPITI IN LIBIA/ L'intervento dell'Italia (ora) è un suicidio

Miliziani in LibiaMiliziani in Libia

Il nostro Paese ha molteplici risorse alternative. Sarebbe un problema, ma non ho alcun dubbio che esistano piani B e piani C di approvvigionamento.

 

In questo momento la presenza dell’Eni in Libia è in discussione?

Direi di no, finché sarà garantita la possibilità di operare a un minimo livello di efficienza.

 

Nonostante il caos in cui versa la Libia, l’11 luglio scorso è stato firmato un accordo sotto l’egida Onu. Lei che cosa ne pensa?

Il problema è che gli accordi si fanno e si implementano quando ci sono la volontà e la capacità di vederli confermati. In questo momento in Libia c’è ancora una profonda confusione, e quindi diventa assai difficile trovare una chiave di lettura che possa funzionare per tutto il Paese.

 

Quanto è forte la minaccia dell’Isis in Libia?

Ritengo profondamente sbagliato parlare della minaccia dell’Isis in Libia, come in Tunisia o Iraq: la questione va vista come un unico problema globale. E’ un errore considerare il confine di uno Stato come a una realtà di fronte al quale l’Isis si ferma, per poi riapparire in modo diverso in un altro Stato. Nella realtà non è così.

 

Eppure i rischi di un’espansione del Califfato in Libia sono sempre più gravi. Raid aerei occidentali risolverebbe il problema?

Sono mesi che bombardiamo l’Isis in Iraq e in Siria, ma non mi pare che finora abbiamo ottenuto dei risultati eclatanti. Quello che manca è una visione politica, non le capacità militari.

 

E un intervento di terra quali effetti produrrebbe?

Perfetto, ma poi per fare cosa? Per quanto tempo? Con quale scopo? Con quale coalizione? Queste sono le domande che ci dobbiamo porre, perché prima di mettere i soldati sul campo è doveroso avere idea di quale sia il loro mandato. Altrimenti diventano soltanto dei magneti per proiettili.

 

Quale dovrebbe essere il piano per fare sì che una missione di terra in Libia produca effetti positivi?

Se non c’è un accordo tra le varie realtà libiche, è assolutamente impossibile immaginare di mandare dei soldati perché diventerebbero immediatamente bersaglio sia di una fazione sia dell’altra. I soldati occidentali sarebbero visti come invasori da parte di tutti, e quindi attuare un intervento significherebbe accettare di intraprendere una guerra con decine di morti ogni giorno. Ma la vera domanda cui nessuno sa rispondere è quale debba essere lo scopo di una missione militare in Libia. Se lei mi parla di mandare i soldati, a monte ci deve essere una ragione.

 

Perché è così difficile definire gli obiettivi di una missione di terra?