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Esteri

ITALIANI RAPITI IN LIBIA/ Il caos che lascia l’Italia “in prima linea”

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Una completa ritirata dalla Libia avrebbe costi pesanti per l’Eni e le altre società che vi operano, a partire dal non utilizzo di un’opera simbolo di eccellenza tecnologica come il Greenstream, mentre sembrerebbero più limitate le conseguenze sui rifornimenti di petrolio e gas. La riduzione consistente delle importazioni dalla Libia dopo la caduta di Gheddafi è stata già sostituita da altre fonti di approvvigionamento e l’incremento nella produzione libica degli ultimi mesi è avvenuto in concomitanza del continuo aumento della produzione mondiale e delle scorte.

È da vedere quanto più costose saranno queste fonti alternative, in buona parte anch’esse in aree non “tranquille”, e quanto aumenterà la dipendenza da compagnie non italiane. Credo che, sotto questo profilo, l’Eni stia facendo la sua parte, per esempio con la presenza in prima fila nella possibile ripresa della produzione ed esportazione di petrolio e gas iraniano. È tuttavia necessario che il governo si doti di una precisa e adeguata politica nei confronti del settore energetico, fondamentale per il nostro Paese. L’impressione è che per il momento tale politica sia affidata alla sola Eni, di cui il governo vorrebbe, paradossalmente, addirittura vendere un qualche percento per fare cassa.

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