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Esteri

ITALIANI RAPITI IN LIBIA/ Micalessin: quattro piste dietro al sequestro di Mellitah

Miliziani dell'IsisMiliziani dell'Isis

Esiste la possibilità che gli italiani siano stati presi da criminali comuni. Il problema è che gli occidentali rapiti sono “merce” vendibile sul mercato, e quindi possono facilmente finire nelle mani dell’Isis. Non dimentichiamoci che cosa vorrebbe dire avere quattro ostaggi italiani nelle mani del Califfato alla vigilia di un’operazione europea che vede l’Italia come capo-missione. Si tratta di un intervento complesso che deve dare la caccia ai trafficanti di uomini, ma che deve anche operare di fronte alle coste libiche. Non dimentichiamoci che l’operazione è già stata apertamente criticata da Fajr Libia, la coalizione islamista al potere a Tripoli.

 

Quindi potrebbe c’entrare anche Fajr Libia?

Questa è appunto la quarta ipotesi. Il rapimento è avvenuto in territorio controllato dalla coalizione islamista di Fajr Libia, anche se soggetto all’autorità di Zwara. La scorsa settimana l’Onu ha firmato l’accordo di riconciliazione della Libia insieme a Tobruk, m a non a Fajr Libia. Questo accordo era stato salutato da Renzi con entusiasmo. Dietro al rapimento ci potrebbe essere dunque un gruppo legato a Fajr Libia che voleva punire l’Italia per avere assecondato questo accordo che ha escluso Tripoli.

 

Alla luce di queste considerazioni, condivide le affermazioni del presidente Mattarella secondo cui “è nel mirino qualunque Paese che si batta per la tolleranza, la civiltà e il rispetto delle vite umane”?

Noi siamo il primo Paese nel mirino. L’Italia in questo momento deve prestare grandissima attenzione perché siamo l’ex potenza coloniale che ha governato la Libia, la nazione che ha i maggiori interessi strategici, che risente di più del peso dell’immigrazione e che storicamente ha più rapporti in Libia.

 

Con quali conseguenze?

Tutto ciò espone il nostro Paese agli attacchi dell’Isis. Non a caso da quando il Califfato ha messo radici in Libia, le minacce all’Italia si sono moltiplicate a dismisura. La Libia rischia di essere il nostro Afghanistan, con l’Italia costretta a sperimentare un 11 settembre sul nostro territorio. Senza dimenticare che Roma è anche la sede del Vaticano, e quindi rappresenta una doppia sfida. Lo Stato Islamico ha tutto l’interesse a presentarsi come l’organizzazione in grado di colpire anche la religione che più fa concorrenza all’Islam, almeno dal punto di vista ideale e cioè il Cattolicesimo.

 

(Pietro Vernizzi)

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