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PADRE DALL'OGLIO/ Il patriarca Gregorio: vescovi pronti a morire per difendere i cristiani

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Siria  Siria

Noi non potremmo mai incoraggiare qualcuno ad andarsene. A quanti ne hanno la possibilità noi consigliamo di rimanere in Siria, perché i vertici della Chiesa saranno con loro fino alla fine e moriranno con loro. Quando però qualcuno decide di partire, sotto la propria responsabilità, noi facciamo di tutto per aiutarlo. In questi giorni per esempio mi trovo in Germania, dove sto cercando di organizzare la pastorale per i profughi siriani.

 

I vertici della Chiesa sono disposti a restare al fianco dei cristiani siriani fino alla morte?

Sì, lo abbiamo ripetuto più volte, ma abbiamo anche un grande desiderio di rimanere vivi. Noi siamo figli della vita, stiamo attraversando una via Crucis, ma siamo anche in cammino verso la Risurrezione. Come ha detto Papa Francesco, “mai lasciare la fiamma della fede e della speranza estinguersi nei cuori”.

 

Ma dal punto di vista puramente umano esiste una qualche speranza di riportare la pace in Siria?

Una speranza ci sarebbe, se Russia, Ue e Stati Uniti unissero le loro forze e chiamassero all’unità lo stesso mondo arabo, in modo da avere una strategia comune e combattere l’Isis. In particolare devono sostenere, e non schierarsi contro i governi di Siria e Iraq.

 

Lei ritiene che Assad vada sostenuto?

Se una parte delle potenze mondiali aiuta Damasco e una parte l’Isis, non si arriverà a nessun risultato. Siria e Iraq, i due Stati che soffrono più per l’Isis, devono essere aiutati con il massimo impegno. Aiutare una volta Damasco e una volta i gruppi ribelli non è una strategia efficace.

 

Perché non sostenere anche i ribelli moderati?

In Siria combattono 28 gruppi ribelli differenti: sono divisi, deboli e incapaci. Quando l’Occidente li rifornisce di denaro e armi, immediatamente questi finiranno in mano ai gruppi più forti, cioè in definitiva all’Isis.

 

(Pietro Vernizzi)



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