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GEOPOLITICA/ I nuovi "guai" creati da Obama

Pubblicazione:venerdì 31 luglio 2015

Barack Obama (Infophoto) Barack Obama (Infophoto)

L'impressione è che non si sia di fronte a una rielaborazione di una strategia globale, che richiederebbe ben altro tempo e pensiero, ma al tentativo di risolvere separatamente alcuni problemi più "visibili" e di maggiore impatto mediatico. Per esempio, con la riapertura delle relazioni con Cuba, anche se il regime cubano non sembra avere compiuto grandi aperture verso la democrazia.

Cuba è considerata dagli americani una specie di avamposto russo nel proprio cortile di casa (vi ricordate Kennedy e la Baia dei Porci?) e il riavvicinamento con L'Avana può essere una nuova mossa nella partita di Obama contro Putin. Raul Castro si è affrettato a sottolineare la solidità dei rapporti con Mosca, partecipando ostentatamente alla parata militare per il settantesimo della vittoria sui nazisti. È probabile che i cubani cerchino di trarre vantaggi economici da entrambi i fronti, anche perché a Cuba sta venendo a mancare l'apporto del Venezuela, altro Stato non proprio amico degli Usa, alle prese con la crisi petrolifera. Forse nel futuro di Cuba ci sono forniture di shale oil americano.

In Africa la presenza statunitense è sempre stata sottotraccia, con aiuti e consulenze militari ad alleati europei, come la Francia nella Repubblica Centroafricana, o a governi locali. La recente visita di Obama in Kenya, terra dei suo avi paterni, ha fatto parlare dell'inizio di una nuova strategia anche nei confronti del continente africano. È tuttavia troppo presto per capire la portata reale di questa visita, fortemente caratterizzata dalla storia personale di Obama. 

Buona parte del discorso ufficiale di Obama si è incentrata sulla questione dei diritti civili e del razzismo, registrando la netta presa di distanza del presidente keniano sui diritti dei gay. Inoltre, molti commentatori, anche in Kenya, hanno sottolineato che l'interessamento di Obama per l'Africa avviene in deciso ritardo e alla fine del suo mandato. Né più chiara pare la posizione degli Usa nei confronti di quell'altro importante attore, nel continente africano e nel Medio Oriente, che è l'Egitto. Proprio al Cairo, nel 2009, Obama tenne il suo primo discorso di politica internazionale, che sembrò indicare nella Fratellanza Musulmana la chiave di volta per la soluzione dei problemi dell'area. L'attuale regime egiziano sta effettuando una violenta repressione proprio contro i Fratelli Musulmani, né il governo del generale Al Sisi può essere entusiasta della situazione che Obama ha aiutato a creare nella confinante Libia. 

La regione in cui gli Stati Uniti possono trovarsi coinvolti direttamente è il Pacifico, dove la Cina sta effettuando un'aggressiva politica nei confronti dei Paesi vicini. La novità rilevante è la decisione del Giappone di far partecipare propri militari in conflitti esterni, rompendo una tradizione di non belligeranza che dura dalla fine della Seconda guerra mondiale. Il budget della difesa giapponese continua ad aumentare, più o meno apertamente in funzione anti-cinese, ma rimane un quarto di quello di Pechino.


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