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ASSEDIO DI ALEPPO/ Quirico: si prepara una Siria modello ex-Jugoslavia

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I russi hanno difeso e difendono non Assad, bensì la loro presenza in Siria indipendentemente dal personaggio del presidente. E’ un’operazione che finora ha reso molto a Mosca in termini di immagine. Gli occidentali hanno dovuto riconoscere che alla fine Putin aveva ragione, in quanto la rivoluzione siriana è diventata jihadismo. E così il Cremlino si è trasformato in un alleato sul campo degli americani che bombardano i nemici di Assad.

 

Qual è invece la strategia degli Usa?

Ammesso che gli americani abbiano mai avuto una strategia, il loro obiettivo è cercare di contenere il Califfato senza pagarne il prezzo. Washington manda i suoi droni, effettua quale bombardamento, manda avanti curdi e iraniani, ed eventualmente lo stesso Assad se può tornare utile. Gli Usa insomma vogliono guadagnare tempo, che è poi la strategia dei deboli.

 

Come andrà a finire in Siria?

La prospettiva più verosimile è una spartizione della Siria sul modello dell’ex Jugoslavia. Gli alawiti controlleranno i loro territori tribali, sotto l’influenza della Russia, mentre il Califfato manterrà tutta la zona sunnita. I curdi diventeranno indipendenti sulle montagne e gli sciiti, difesi dall’Iran, conserveranno la parte meridionale del Paese. Comunque ci sarà una Siria dipendente dalla Russia ancora più di oggi. Mosca manterrà la sua base navale, la sua fornitura di armi e i consiglieri militari nel Paese.

 

Che cosa ci dobbiamo aspettare che accada nella zona controllata dall’Isis?

Quello che sta già avvenendo. Lo Stato islamico amministra alcuni milioni di siriani dal 2013. Questi ultimi se hanno bisogno di un certificato vanno negli uffici pubblici retti dalla burocrazia califfale. I genitori mandano i figli a istruirsi nelle scuole del Califfato, e le famiglie povere ricevono i soldi per vivere da Al-Baghdadi. In questa zona è già nata un altro tipo di popolazione che non è più siriana né irakena, ma è il popolo del Califfato a tutti gli effetti, che ragiona e vive secondo questa nuova dottrina dello Stato. Quanti erano ostili sono stati eliminati o sono scappati, e quelli che non sono d’accordo con questo tipo di vita stanno zitti per non essere ammazzati.

 

Lei è stato nella parte di Aleppo controllata dai ribelli. Come si vive?

All’epoca il controllo era dei rivoluzionari, ma esisteva già un numero consistente di formazioni jihadiste. Mi hanno portato di nuovo ad Aleppo nel periodo della mia prigionia, quando gli jihadisti avevano spazzato via tutti gli altri ed erano la formazione di punta. Aleppo era una città costantemente sotto bombardamento. I pochi che riuscivano, non molti, sopravvivevano. C’erano interi quartieri completamente rasi al suolo, in cui c’erano solo cecchini e piccoli gruppi armati che si davano la caccia.

 

Quali sono le condizioni della popolazione civile di Aleppo?

La popolazione è priva delle cose essenziali, e già dalla fine del 2012 ho visto la situazione deteriorarsi. Non c’era cibo, non c’erano medicine, l’acqua andava e veniva, l’elettricità era spesso inesistente. Essendo crollati interi quartieri non c’erano più negozi, i forni erano ridotti al minimo e c’era poca farina, e quindi la gente faceva code lunghissime e se ne tornava a casa senza avere ottenuto neanche una pagnotta.

 

(Pietro Vernizzi)

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