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RISULTATO REFERENDUM GRECIA/ 2. Il "fattore umano" dimenticato da analisti e giornalisti

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RISULTATO REFERENDUM GRECIA - “E ora, che sarà di noi senza Barbari? Loro erano comunque una soluzione”. Konstantinos Kavafis (“I Barbari”). Domenica 5 luglio ore 07.00. La solita coda al bancomat per ritirare i 50 euro giornalieri (il taglio da 20 è sparito). Di fronte un forno, che fa parte di una catena di panetterie. Un cartello affisso sulla vetrata scrive che “per pensionati, disoccupati e famiglie il pane è gratuito fino a quando le banche resteranno chiuse”. Meraviglioso! Non esiste l’equivalente in italiano della parola “filotimo”. Per i greci significa fare qualcosa di buono per gli altri che fa bene anche a se stessi. Poi si scorrono i quotidiani italiani. Una citazione da “l’Unità” (ex organo del Partito comunista italiano. Il quotidiano del Partito comunista di Grecia si chiama invece “Il Radicale”) che sintetizza il pensiero di molti giornalisti e commentatori italiani: “Il voto di domani ha assunto un valore che va ben oltre la semplice consultazione popolare voluta dal governo Tsipras. Decidendo se accettare o meno le condizioni imposte dall’Unione europea per sostenere il debito di Atene, i cittadini greci lanceranno un messaggio che potrebbe cambiare gli equilibri economici, politici e sociali di tutto il continente”. Chi invece aveva capito la scelta politica di Tsipras ha scritto: “Una cosa è certa: la mossa del referendum ha compattato in modo assai evidente tutto il partito di Syriza. Nel corso della scorsa settimana la possibilità di un accordo, apparsa a portata di mano nel primo vertice dei capi di stato e di governo dell’Unione, prima della reazione negativa del Fmi, aveva creato dei malumori all’interno del partito di Alexis Tsipras. Ma la scelta di indire una consultazione popolare, ha ricompattato le due correnti principali della Coalizione della Sinistra Radicale (Syriza, ndr)”. Analisi poi sfuggita dalla labbra, parecchi giorni più tardi, dal vice ministro Efklidis Tsakalotos.

Comunque per ritornare all’analisi “europeista”, spetterà alla leadership di Bruxelles discutere del risultato ellenico, perché buona parte dei greci ha un’idea diversa del referendum, in pochi conoscono Orazio: ”La Grecia conquistata conquistò il selvaggio vincitore”. L’ignavia europea scossa dal 2% del Pil europeo? Fantastico! I greci antichi hanno inventato la democrazia, i neo-greci hanno rifondato l’Europa? Esplosivo! Francamente non credo che l’elettore ellenico sappia di avere in mano il destino dell’Europa, di certo sa che vuole restare in Europa. Più del 65% vuole la Grecia nell’euro, e una buona percentuale di questi votano No, convinti di offrire a Tsipras maggior forza.

Dall’altra parte dell’Adriatico dunque ci sarà da riflettere sul risultato del voto, con tutta calma, serenamente, senza però entrare in un supermercato e gettare lo sguardo nel carrello del vicino, senza fare la fila al bancomat, senza divieto di accedere alla cassetta di sicurezza o al conto bancario, ma con la prospettiva che le banche non apriranno domani martedì. Se poi accettiamo la posizione di Tsipras quando sostiene che la Grecia è in guerra con l’Europa, allora mi sembra che alcuni analisti e commentatori continuino a discutere soltanto sulle ragioni del fallimento dell’accordo di Monaco del 1938. Se guerra è, deve finire. Per i greci le condizioni della pace saranno pesanti, comunque. 


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