BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DALLA GRECIA/ La "disputa" interna costata il posto a Varoufakis

Pubblicazione:

Yanis Varoufakis (Infophoto)  Yanis Varoufakis (Infophoto)

Il bruco si è trasformato in farfalla? Speriamo di sì per il futuro di questo Paese. Tsipras ha chiesto di essere perdonato per gli sbagli commessi dal suo governo e da alcuni suoi ministri in questi cinque mesi di presunte trattative. Il 61,31% gli ha offerto una seconda occasione. E da ieri sono iniziati i colloqui di sostanza per mettere nero su bianco numeri e impegni. Il suo primo gesto di buona volontà è stato di imporre a Yanis Varoufakis le dimissioni: Yanis, basta con le tue marachelle, sei espulso! Yanis si è messo a pestare i piedi, dicendo che la colpa era degli europei, ma il capoclasse è stato inamovibile. Così il “varoufexit” si è compiuto. L’euro ha apprezzato il “varoufexit” recuperando sul dollaro, poco dopo l’annuncio ufficiale delle sue dimissioni. Nella settimana prima del referendum molti ministri avevano esposto a Tsipras i loro dubbi sulla linea di rottura adottata da Varoufakis. In sintesi, il ministro aveva spazientito anche i suoi compagni di governo con i suoi bizantinismi ludo-economici.

A Bruxelles hanno tirato un sospiro di sollievo, anche se le prime dichiarazioni registrano un tono di pessimismo. Un lungo e radioso avvenire attende Yanis. Sicuramente la sua esperienza si tradurrà in conferenze lautamente retribuite e in libri best-seller. Un giorno forse si saprà di più di questo strano rapporto tra un giovane funzionario di un piccolo partito e un economista “fanta-marxista”. Per ipotesi si potrebbe far risalire la loro convergenza nel 2010, quando Varoufakis espose per la prima volta le sue idee sulla crisi ellenica. Le sue analisi coincidevano con la linea di Syriza del 2010: uscita dall’euro e lotta alla euro-tirannia dei capitali. Nel frattempo, qualcuno lo ha consigliato di allacciarsi il casco quando sale in moto. Nel tardo pomeriggio, Efklidis Tsakalotos ha giurato quale nuovo ministro delle Finanze.

Dunque, Tsipras ha scommesso e ha vinto la sua prima battaglia interna. Si spera che strappi buone condizioni per la pace, ormai sicuro che nessun dei suoi ministri oserà più contestare le sue scelte. Cristallina l’interpretazione del voto del giovane Alexis Tsipras: ho piena coscienza che il mandato ricevuto non è per la rottura con l’Europa, ma per raggiungere un accordo più ragionevole. Le posizioni di Panos Kammenos, ministro della difesa e alleato di governo, hanno invece lasciato perplessi numerosi commentatori. In sintesi, il generale senza greche ha attaccato la stampa, ha consigliato ai giornalisti stranieri di essere più cauti, e poi il botto: sì è scagliato contro il “nemico alle porte”, sempre pronto ad aggredire l’ellenismo. È una parola che può non avere significato per uno straniero. Per un greco è la sintesi della sua identità culturale e religiosa.

Da ieri, il primo ministro è chiamato a gestire il nuovo paradigma in cui è entrata la Grecia che sarà obbligata ad avviare profonde riforme strutturali, accompagnate da un nuovo credito di almeno 30 mld. A essere “malpensanti” si potrebbe dire che la prassi del “dogma dello shock” ha raggiunto il suo obiettivo. I greci sono oggi disposti ad accettare gli stessi sacrifici che fino a due settimane  fa non avrebbero voluto subire da un partito che, nella sua campagna elettorale, aveva promesso la fine dell’austerità. Il governo, invece da ieri si è liberato dalle catene delle sue iperboli elettorali, e ha adottato un’altra narrazione sociale. Un risultato win-win? A meno che il rimbalzo del risultato sul tavolo del summit europeo di oggi non si riveli un win-lose. Oggi si saprà anche se la Bce riempirà i cassetti dei bancomat, ormai in riserva.


  PAG. SUCC. >