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DALLA GRECIA/ Russia, Cina e le altre "balle" che piacciono alla sinistra italiana

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Beh, però la democrazia ha trionfato. Tra pochi mesi forse si discuterà, ma se permettete compagni italiani la discussione lasciatela ai diretti interessati: se era meglio il referendum di domenica scorsa  o la scelta - presa alcuni mesi fa - di salvare la nazione anziché perdere tempo con dispute lessicali sul "Memorandum" e sulla "Troika". Deve essere chiaro che se mai si arriverà a un nuovo accordo, questo conterrà condizioni per cambiare dalle fondamenta questo Paese. Tra pochi giorni, quando l'arco di trionfo della democrazia scricchiolerà sotto il peso di condizioni economiche disastrose, inviteremo il "chi" - e altri se vogliono, l'invito è aperto a tutti - a firmare un appello di crowdfunding per il suo restauro. I greci non hanno attualmente molte disponibilità economiche, almeno quelli che hanno pagato le tasse.

Al "chi" e altri compagni chiedo anche se hanno mai ascoltato attentamente le surreali dichiarazioni di Yanis Varoufakis.  Alcune facevano venire i brividi, se lette nel contesto ellenico della crisi. In un altro possono essere uno stimolo per una forbita discussione accademica. Ogni sua dichiarazione era un tassello di una sua strategia indirizzata all'uscita del Paese dall'euro. La sua ultima proposta da ministro? Introdurre una moneta parallela (il Iou, cioè "I owe you", per ironia rimanda a "I love you"), cioè preparare il Paese all'introduzione della "dracmula" (diminutivo di dracma). Oppure ascoltare la sua valutazione politica, letta a caldo e in maglietta - quasi fosse arrivato da una giornata trascorsa al mare (ma lui si considera un "uomo contro" a prescindere) - sul risultato del referendum? Un rosario di accuse alle istituzioni europee e via discorrendo. È una delle ragioni del suo siluramento. L'altra, più pesante, è la sua scorrettezza istituzionale per aver preceduto il primo ministro nel fare l'analisi del risultato, quasi se come "zar" delle finanze e supremo "guru" della teoria economica (quale?) avesse il diritto di esporre la linea del governo.

Scomponendo il risultato del referendum, si scopre che il 67% dei compagni del Kke ha votato per il "no", nonostante la linea del partito fosse per l'astensione o l'annullamento della scheda. È il trionfo della democrazia! In sintesi, il governo ha inneggiato alla vittoria prima di iniziare la battaglia di Bruxelles. "Chi" domani, in tranquillità, leggerà sui quotidiani italiani il risultato del primo incontro tra Tsipras e i 18 di ieri pomeriggio - ne seguiranno altri, si spera - potrebbe magari interrogarsi se il referendum ha ottenuto il risultato voluto oppure è stato l'atto finale di una politica scellerata che ha anteposto le dispute ideologiche di un partito indisciplinato all'interesse del Paese. 

Ma se lunedì sera "chi", quando ha sparato le sue cannonate, avesse ascoltato qualche diretto interessato alla crisi, avrebbe capito che l'ubriacatura da trionfo già nel tardo pomeriggio, nei greci si stava trasformando in angoscia per il domani, perché nulla lunedì sera era più una certezza, tranne la percentuale del trionfo. Né la data delle apertura delle banche, né se i conti bancari subiranno o meno un prelievo forzoso, né le ripercussioni sull’economia privata, né il contenuto del possibile nuovo accordo. L’unica certezza: Tsipras a Bruxelles espone oggi martedì la sua bozza -  approvata da tutti i partiti dell’arco costituzionale  - e spiega ai 18 il significato politico del “no”, e aspetta le reazioni.



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