BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

DALLA GRECIA/ Le bugie degli uomini di Tsipras

Alexis Tsipras (Infophoto)Alexis Tsipras (Infophoto)

Nadia Valavani, vice ministro delle Finanze, economista. Domenica sera, a urne appena chiuse, ha dichiarato in televisione che lunedì si sarebbe potuto accedere alle proprie cassette di sicurezza accompagnati da un funzionario senza però ritirare denaro contante. Un'enorme e pericolosa “bufala”. A proposito della vice ministro, vale la pena di riferire una sua altra decisione. In riva al mare, alla periferia sud della capitale, migliaia di ettari abbandonati (erano la sede del vecchio aeroporto della capitale), definiti un “gioiello appetitoso”avevano suscitato l'interesse di un fondo sovrano medio-orientale.  Per una serie di ragioni burocratiche la vendita è stata sospesa. Gli arabi avevano previsto un investimento di 5 miliardi per creare un'oasi per super-ricchi e lavoro per circa 50 mila persone. Un mese fa circa, la vice-ministro ha concesso l'uso di più di cento ettari dell'ex area aeroportuale alla società della raccolta rifiuti per la costruzione di una nuova discarica pubblica. 

È più onesto, Costas Lapavitsas, parlamentare ed economista, professore di economia all'Università di Londra, quando chiede la “rottura”, il ritorno alla dracma, accompagnata dalla tessera annonaria. Lui fa parte di quell'allegra combriccola di compagni che sono a favore di decisioni di “orgoglio” nazionale e di “riscatto” economico. Sempre battagliero anche l'altro “dracmista”. Regolare come un orologio rotto, che due volte al giorno segna l'ora esatta, ecco arrivare l'interpretazione della vittoria del “no” redatta dal leader della corrente comunista di Syriza, appena Alexis Tsipras ha ricevuto l'ultimatum europeo. Per il ministro Panagiotis Lafazanis - nella sua biografia sul sito del Parlamento, si legge “matematico” - il 61% fa 100 e basta. La sua analisi porta questo titolo: “Da un summit all'altro si riduce la richiesta popolare ellenica di dignità”. Breve summa (per non offrire conforto ai comunisti nostrani): “La Grecia non possiede una, ma tante scelte. Tutte difficili. La peggiore, la più umiliante e insopportabile è la resa e la sottomissione alle 'istituzioni' della Ce, della Bce e del Fmi”. Quali scelte? Mosca? A Putin serve la Grecia nella zona euro. Pechino? In questi giorni ha altre incombenze. Caracas?  Il suo presidente, nel suo messaggio ad Atene in vista del referendum, ha ricordato ai greci che i venezuelani si sono nutriti di mangime per animali pur di espellere il Fmi. Buenos Aires? Più che un'analisi di sinistra, il suo ragionamento sembra sinistro. Ma tant'è, in molti lo hanno votato, e lui, anche durante la campagna elettorale, non ha mai nascosto il suo amore per la dracma. 

Comunque, se mai si arrivasse a un accordo e se venisse portato in Parlamento, il suo ricatto varrebbe zero. Tsipras ha dalla sua tutti i partiti dell'arco costituzionale. Nel fine settimana sapremo se la Grecia uscirà o no dall'euro. Qualunque sia l'opzione, un dilemma verrà chiarito. Nel 1981, prima dell'ingresso della Grecia nella Cee - voluto da Konstantinos Karamanlis - il vecchio -  e contestato dal socialista Andreas Papandreou -, il poeta premio Nobel Odisseas Elitis mise in guardia i suoi concittadini: attenzione, disse, noi abbiamo una doppia anima, una europea e una levantina. Dobbiamo scegliere.

© Riproduzione Riservata.