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BIMBO BRUCIATO VIVO/ Il piccolo Ali, simbolo di una guerra infinita tra Israele e Palestina

Pubblicazione:sabato 1 agosto 2015

Un uomo mostra la foto di Ali Saad Dawabsheh (InfoPhoto) Un uomo mostra la foto di Ali Saad Dawabsheh (InfoPhoto)

Tutto questo “non lontano” da Nablus e sempre su territori palestinesi. C’è ancora in giro il detto latino “se vuoi la pace prepara la guerra”. Chiunque guarda le colonie israeliane tra Nablus e Gerusalemme si chiede: quale pace, tra palestinesi ed israeliani, sarà mai possibile costruire in presenza di queste colonie? Una domanda semplice, che non investe, in primo luogo, gli estremisti ebrei, religiosi o nazionalisti che siano. Il Capo dello stato israeliano Reuven Rivlin ha detto ieri che è stato sottovalutato il terrorismo ebraico. In verità, è stato sottovalutato, anche e soprattutto, l’impatto devastante di decenni di espansione delle colonie, con il sostegno militare ed economico dei governi israeliani che si sono via via succeduti. Gli estremisti ebrei si sono sentiti compresi nel loro obiettivo di fondo: la costruzione della Grande Israele, dal Mar Mediterraneo al fiume Giordano. Gli estremisti palestinesi (come quelli che uccisero anni fa una famiglia di coloni ebrei ad Itzar “non lontano” da Nablus) continuano a pensare che la violenza e non i “colloqui” di pace sia l’unica arma possibile.

All’arrivo a Gerusalemme, chi proveniva da Nablus, ha trovato ieri una Città Vecchia assediata dalla polizia. Tutti gli uomini palestinesi con meno di 50 anni non sono potuti andare a pregare sulla Spianata della Moschee. Per “prevenire” incidenti, è stato giustificato. Ma, può essere questo l’unico modo di far politica.



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