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PLANNED PARENTHOOD/ Card. O'Malley denuncia l'infanticidio per profitto e rilancia con il Progetto Rachele, supporto a persone coinvolte in un aborto

Anche l'Arcivescovo Cardinale di Boston Sean O'Malley interviene sulla vicenda di Planned Parenthood, denunciando l'infanticidio per profitto e rilancia per l'assistenza del Progetto Rachele

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PLANNED PARENTHOOD, CARDINALE O'MALLEY DENUNCIA L'ABORTO PER PROFITTO DEFINENDOLO INFANTICIDIO - Anche il Cardinale Arcivescovo di Boston, Sean O'Malley, interviene sulla vicenda dell'organizzazione americana Planned Parenthood che avrebbe fornito degli organi fetali abortiti a degli istituti di ricerca sotto pagamento. Il Cardinale nonché presidente del Comitato dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti (USCCB) ha risposto qualche giorno fa ai video recenti che mostrano dei leader di Planned Parenthood discutere sulla fornitura di organi tessuti e parti del corpofetali dalle loro ciniche abortive. O'Malley ha richiamato le parole di Papa Francesco su queste ignominiosa «cultura dello scarto, definendo l'aborto il prodotto di una diffusa mentalità dell'utile che oggi schiavizza i cuori e le intelligenze di tanti». Il porporato di origini irlandesi ha descritto poi l'aborto come un «un attacco diretto alla vita umana nella sua condizione più vulnerabile». Osservando i video della Associazione, ha poi dichiarato tutta la sua distanza da una pratica ormai purtroppo standard, ovvero quella di ottenere organi e tessuti fetali attraverso l'aborto: queste azioni «non rispettano l'umanità e la dignità profonda della vita umana». Interessante poi il rilancio di un progetto forse poco conosciuto ma che dimostra come l'interesse della Chiesa non sia quello di condannare a priori la pratica dell'aborto ma di voler invece accompagnare le persone coinvolte in queste situazioni con un'assistenza e una vicinanza umana. O'Malley ha infatti richiamato l'attenzione sul ministero di guarigione post-aborto della Chiesa, il Progetto Rachele, che offre aiuto confidenziale e privo di giudizio alle persone traumatizzate per il fatto di essere state coinvolte in un aborto. Un progetto che accoglie «tutte le persone con compassione e assistenza».

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