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CASO MARÒ / Amburgo, al via il processo internazionale: l'Italia chiede il rientro di Girone e la permanenza di Latorre (oggi, 10 agosto 2015)

Pubblicazione:lunedì 10 agosto 2015 - Ultimo aggiornamento:lunedì 10 agosto 2015, 16.14

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CASO MARÒ, AL VIA IL PROCESSO INTERNAZIONALE AD AMBURGO (OGGI, 10 AGOSTO 2015) - "Oggi la prima udienza al Tribunale internazionale di Amburgo. L'Italia è unita con i fucilieri Girone e Latorre". Lo ha scritto su Twitter il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, in occasione della prima udienza davanti al tribunale internazionale sul diritto del mare di Amburgo sul caso dei due marò. Il verdetto è atteso verso la fine del mese. In aula ha rappresentato il nostro Paese Francesco Azzarello, ambasciatore a L'Aja, che ha esposto le richieste italiane: l'Italia, ha detto, sostiene "con fondamento giuridico che la giurisdizione è nostra, chiediamo il rientro di Girone, cui va il nostro pensiero, e la permanenza di Latorre in Italia affinché possa completare la fase di recupero". "Queste sono le tre misure urgenti chieste dell'Italia  - ha aggiunto Azzarello - e dovremo aspettare il verdetto dell'Itlos, di cui abbiamo grande rispetto. Ovviamente nel frattempo continueremo a lavorare sul tribunale arbitrale".

CASO MARÒ, AL VIA IL PROCESSO INTERNAZIONALE AD AMBURGO (OGGI, 10 AGOSTO 2015) - E' in programma oggi la prima udienza davanti al tribunale internazionale sul diritto del mare di Amburgo sul caso dei due marò italiani, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, accusati di aver ucciso due pescatori indiani il 15 febbraio 2012 al largo della costa del Kerala, stato dell'India sud occidentale. A parlare per l'Italia c’è l'ambasciatore a L'Aja Francesco Azzarello che ha presentato la posizione e le richieste del nostro Paese: in particolare, Roma chiede il rientro di Girone e la permanenza di Latorre in Italia per tutta la durata del procedimento arbitrale avviato il 26 giugno scorso. "I marò non sono ancora stati incriminati di alcun reato dalla giustizia indiana – ha detto Azzarello - Ma l'India dimostra di disprezzare il giusto processo ritenendoli già colpevoli" con un atteggiamento "che esemplifica al meglio l'impasse in cui oggi ci troviamo".

Nel documento contenente le motivazioni italiane, si legge che Girone "è trattato come un ostaggio, costretto a restare in India nonostante non sia stato ancora incriminato". Per quanto riguarda l'altro fuciliere italiano, invece, "gli ultimi rapporti medici sullo stato di salute del sergente Latorre evocano rischi che potrebbero verificarsi se fosse costretto a tornare in India", tra i quali anche il "rischio per la sua sicurezza e la sua vita".

Altrettanto dura la replica dell'India, secondo cui "la storia italiana omette aspetti cruciali" e "distorce la realtà" su un caso che "non è stato un incidente di navigazione, ma l'omicidio di due indiani commesso da due italiani". Inoltre definire Girone un ostaggio "è inappropriato e offensivo", visto che a Delhi "gode di una vita confortevole". Anche la salute di Latorre "potrebbe migliorare nei prossimi mesi", permettendogli di tornare in India.



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