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Esteri

CASO MARO'/ Curti Gialdino: sul Tribunale del mare l’"ombra lunga" degli errori italiani

Salvatore Girone e Massimiliano Latorre (Infophoto)Salvatore Girone e Massimiliano Latorre (Infophoto)

Esse concernono, com'è noto, l'una, la sospensione da parte dell'India di ogni procedimento giudiziario (davanti alla Corte suprema e dinanzi al tribunale speciale) nei confronti dei due fucilieri di marina e, l'altra, il mantenimento in Italia di Latorre ed il rientro in patria di Girone, entrambe le misure per l'intera durata del procedimento arbitrale. E' solo su queste misure l'attuale oggetto del contendere. Peraltro, occorre dire che sui presupposti per la loro emissione da parte dell'Itlos si è concentrato — direi in modo adeguato e convincente — il team di giuristi messo in campo ieri dal governo italiano (sir Daniel Bethlehem e sir Michael Wood, già consiglieri giuridici principali del Foreign and Commonwealth Office, Attila Tanzi, professore di diritto internazionale all'Università di Bologna e Guglielmo Verdirame, professore di diritto internazionale al King's College di Londra).

L'Italia ha richiamato, a proposito delle richieste avanzate all'Itlos, il precedente dell'Arctic Sunrise. Che ne pensa?
Va spiegato, altrimenti non ci capiamo. Il caso Arctic Sunrise riguardò la nave rompighiaccio, che navigando nel mare Artico, nella zona economica esclusiva della Federazione russa, protestava contro le trivellazioni di Gazprom e che il 19 settembre 2013 venne sequestrata dalla guardia costiera russa insieme al suo equipaggio di attivisti di Greenpeace. Questi ultimi vennero dapprima accusati di pirateria, poi derubricata in vandalismo. In quel caso, i Paesi Bassi, in qualità di Stato della bandiera, dopo essersi inutilmente rivolti alle autorità russe, chiesero all'Itlos di emettere talune misure cautelari. Con ordinanza del 22 novembre 2013 l'Itlos — dopo aver deciso che la mancata comparizione in giudizio della Russia non impediva l'adozione delle dette misure — ordinò il dissequestro della nave e la liberazione dell'equipaggio, previo versamento da parte dei Paesi Bassi di una cauzione di 3.600.000 euro.

Quindi?
Ora, a giudizio dell'Italia, il caso menzionato costituisce un buon precedente dato che l'Itlos ha riconosciuto il pregiudizio che avrebbero subìto i Paesi Bassi qualora la detenzione dell'equipaggio da parte della Federazione russa si fosse protratta nelle more del procedimento dinanzi al tribunale arbitrale, producendo un danno irreversibile, in quanto collegato alla libertà ed alla sicurezza dell'equipaggio.

In mancanza di un capo d'accusa, le "restrizioni alla libertà" dei due fucilieri e la loro "durata" sono "arbitrarie e ingiustificabili", con possibili "conseguenze irreparabili per la loro salute", costituendo perciò "una violazione dei loro diritti fondamentali", ha detto l'Italia. Come commenta queste argomentazioni, anche in previsione di quanto dovrà stabilire il Tribunale arbitrale dell'Aja?
Che dopo tre anni e mezzo dall'incidente del 15 febbraio 2012 non vi sia ancora una incolpazione formale dei due fucilieri è un fatto incontrovertibile. A me pare che i procedimenti giudiziari finora svoltisi davanti ai giudici indiani siano stati caratterizzati da gravi violazioni del principio dell'equo processo garantito internazionalmente. E ciò si può tranquillamente affermare, pure se talune lungaggini, come ha sostenuto l'India nella sua memoria scritta, possono essere correlate alle eccezioni di competenza e di giurisdizione, nonché alle richieste di rinvio avanzate dalla difesa dei due marò, non soltanto in un'ottica precipuamente dilatoria, tecnica abituale dei difensori sotto ogni latitudine, ma anche per prendere tempo in vista dell'auspicata soluzione negoziata fra i due governi, opzione finora rivelatesi impossibile.

Perché si è arrivati così tardi ad internazionalizzare la controversia ed a sottoporla ad istanze giudiziarie internazionali?


COMMENTI
11/08/2015 - E se fossero solo due balordi? (Moeller Martin)

Perché l'Italia intera si schiera a difesa di 2 militari i quali stando alle poche informazioni che ci hanno fornito risultano essere 2 balordi colpevoli dell'assassinio di due pescatori locali in un atto di puro bullismo? Erano in navigazione a sole 20 miglia dalla costa di un paese ed in una area di mare dove non si pratica la pirateria e hanno aperto il fuoco contro un peschereccio che per sua natura non ha nessuna possibilità di abbordare una petroliera della stazza della Lexie senza venire speronato ed affondato anche senza guardie armate a bordo. Nel criticare l'armatore poi dovremmo considerare in primo luogo che probabilmete se non fossero rientrati con le buone sarebbero stati costretti con le cattive e comunque ha fatto benissimo a non farsi coinvolgere dai misfatti altrui. Critichiamo l'India ma scordiamo che propria la posizione assurda dalle nostre autorità impedisce un leale processo con il risultato che, come sempre in questi casi, saranno rilasciati dopo un detenzione preventiva pari alla pena da scontare. Quanto alla questione delle acque territoriali, se da una nave indonesiana o che so io usassero un nostro peschereccio come bersaglio di una gara di tiro a segno, noi li lasceremmo andare? Sicuramente no, ed è giusto così!