BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

CASO MARO'/ Curti Gialdino: sul Tribunale del mare l’"ombra lunga" degli errori italiani

Pubblicazione:martedì 11 agosto 2015

Salvatore Girone e Massimiliano Latorre (Infophoto) Salvatore Girone e Massimiliano Latorre (Infophoto)

Caso marò, nuovo capitolo. L'Italia si è appellata al Tribunale internazionale del diritto del mare (Itlos), per chiedere "misure cautelari" urgenti a tutela dei marò (il rientro in Italia di Salvatore Girone, la permanenza di Massimiliano Latorre e la fine della giurisdizione indiana), in attesa del verdetto della Corte arbitrale dell'Aja nella procedura contro l'India avviata il 26 giugno scorso. Ieri, oltre al primo giorno di udienza, sono stati pubblicati sul sito dell'Itlos i documenti della procedura scritta, cioè sia la domanda italiana di misure cautelari del 21 luglio scorso, sia le osservazioni scritte dell'India del 6 agosto. Ora i 21 giudici che compongono il collegio dell'Itlos (tra di essi il giudice indiano P. Chandrasekhara Rao e l'italiano Francesco Francioni, mentre il presidente è il russo Vladimir Golitsyn) decideranno, non prima del 24 agosto, se il Tribunale ha la giurisdizione sul caso, se le richieste italiane sono ammissibili, se esistono motivi di "urgenza" o il rischio di "danno grave e irreparabile»" tali da dover decidere sulle misure cautelari prima che venga costituito il tribunale arbitrale dell'Aja. Carlo Curti Gialdino, docente di diritto internazionale ala Sapienza di Roma, 18 anni alla Corte europea, ha sott'occhio il "caso marò" dal primo giorno, quel 15 febbraio 2012 in cui la petroliera Enrica Lexie, cedendo alle richieste delle autorità indiane, venne fatta attraccare nel porto indiano di Kochi.

Professore, cosa pensa della strategia del collegio difensivo italiano nella prima udienza tenuta ieri concernente la richiesta di misure cautelari?
Una prima notazione riguarda l'ineguale lunghezza dei documenti citati (17 pagine la domanda italiana, più un elenco di allegati, molti dei quali tuttavia confidenziali in quanto contenenti relazioni cliniche e 63 pagine le osservazioni indiane, più l'elenco degli allegati). L'esperienza giudiziaria insegna, per un verso, che non è di certo la lunghezza di una memoria ad impressionare i giudici e, per altro verso, che, spesso, scrive di più chi cerca di far valere una posizione all'apparenza più debole. 

Ed è così anche in questo caso?
La maggiore organicità della memoria indiana ha implicato che la difesa dell'Italia nell'udienza di ieri mattina ha dovuto ribattere colpo su colpo alle osservazioni del governo di Delhi. Ora, partire in difesa non è forse la migliore delle strategie dibattimentali!

In udienza, l'ambasciatore Francesco Azzarello ha detto, secondo fonti di agenzia, che "l'incidente" che ha coinvolto i nostri marò "è stato caratterizzato da una serie di violazioni del diritto internazionale da parte delle autorità indiane", tra cui la "libertà di navigazione, il dovere di adempiere agli obblighi della Convenzione del mare, la giurisdizione esclusiva dello Stato della bandiera e il dovere di cooperare alla repressione della pirateria". Condivide?
L'ambasciatore Azzarello è il capo della missione diplomatica dell'Italia presso i Paesi Bassi, scelto, secondo una risalente tradizione, come agente del governo italiano, dato che a L'Aja terrà le udienze il tribunale arbitrale. Essendo un diplomatico, per di più con una formazione universitaria in Economia, si è limitato ad una presentazione in termini generali della controversia e così ha trattato contemporaneamente questioni che saranno decise dal costituendo tribunale arbitrale — precisamente quelle evocate nella sua domanda — insieme alla richiesta delle due misure cautelari avanzate dall'Italia. 

Vediamole. 


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
11/08/2015 - E se fossero solo due balordi? (Moeller Martin)

Perché l'Italia intera si schiera a difesa di 2 militari i quali stando alle poche informazioni che ci hanno fornito risultano essere 2 balordi colpevoli dell'assassinio di due pescatori locali in un atto di puro bullismo? Erano in navigazione a sole 20 miglia dalla costa di un paese ed in una area di mare dove non si pratica la pirateria e hanno aperto il fuoco contro un peschereccio che per sua natura non ha nessuna possibilità di abbordare una petroliera della stazza della Lexie senza venire speronato ed affondato anche senza guardie armate a bordo. Nel criticare l'armatore poi dovremmo considerare in primo luogo che probabilmete se non fossero rientrati con le buone sarebbero stati costretti con le cattive e comunque ha fatto benissimo a non farsi coinvolgere dai misfatti altrui. Critichiamo l'India ma scordiamo che propria la posizione assurda dalle nostre autorità impedisce un leale processo con il risultato che, come sempre in questi casi, saranno rilasciati dopo un detenzione preventiva pari alla pena da scontare. Quanto alla questione delle acque territoriali, se da una nave indonesiana o che so io usassero un nostro peschereccio come bersaglio di una gara di tiro a segno, noi li lasceremmo andare? Sicuramente no, ed è giusto così!