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ELEZIONI USA/ Arriva Donald Trump, il "nemico interno" del politically correct

Pubblicazione:venerdì 14 agosto 2015

Donald Trump durante il dibattito di Cleveland Donald Trump durante il dibattito di Cleveland

Già, perché dentro e dietro "Meg-la-Bionda", c'è in realtà è l'attorney Megyn Kelly, laureata in legge all'Albany Law School, l'università da cui è uscito anche l'attuale governatore democratico dello Stato di  New York Andrew Cuomo, figlio di Mario. Già, lo stato di New York rooseveltiano: dove la Kelly è nata a Syracuse, 45 anni fa. Lo Stato di cui è stata senatrice Hillary Rodham Clinton, che da qui ha lanciato nel 2008 la sua prima, fallita, candidatura alla Casa Bianca. Ha vinto - e poi rivinto nel 2012 - Barack Obama di Chicago. E' la città ultra-democratica in cui - negli stessi anni 90 - si sono fatti le ossa il giovane futuro presidente e la giovane attorney Kelly, presso il grande studio Bickel & Brewer. Ma c'è dell'altro.

Sapete chi è il secondo marito di Megyn, padre dei suoi tre figli? Douglas Brunt, nato nell'aristocratica Filadelfia, è stato brillante finanziere progressista , gestore di incubatori e start up e per tre anni presidente della prestigioso club newyorchese della Young Executive Organization (22mila giovani capitalisti-cervelloni di successo in giro per il mondo). Divenuto velocemente ricchissimo, Brunt, un vero hypster, si dedica ora full time alla passione per la narrativa. Primo volume: "Ghost in Manhattan", naturalmente best-seller per le edizioni del New York Times. Naturalmente una satira impietosa dell'eterna Grande Mela "senza freni" (nell'occasione quella pre-2008). La New York di cui Trump è da sempre protagonista atipico ma fisso, ruspante e gigantesco, controverso e scomodo ma irrinunciabile.  

Certo, nel rimodellare l'urbanistica della New York contemporanea, Trump ha dichiarato per cinque volte "chapter 11": fallimento pilotato. E figuratevi se nel corso del dibattito non gliel'ha subito ricordato un altro dei tre moderatori: Chris Wallace. Nato a Chicago, Wallace proviene da una famiglia ebraica e il padre Mike è stato un mostro sacro di 60Minutes, format giornalistico di culto della Cbs e dell'America progessista, "newyorkese". Chris è stato giovane assistente di Walt Cronkite, "il più credibile giornalista degli Usa": che comunque non trattenne una smorfia di pianto annunciando la morte di JFK.

A Megyn Trump ha avuto il coraggio rozzo e sfrontato di ridire in faccia quello che pensa delle donne: nella cui eco, tuttavia, c'era soprattutto qualcosa di molto simile a quello che Silvio Berlusconi probabilmente ha solo pensato quattro anni fa del cancelliere tedesco Angela Merkel (oggi lo dicono nella sostanza politica anche i seguaci italiani di Alexis Tsipras e lo dice senza aggettivi il premier Matteo Renzi). Ha fatto capire, il Nuovo Mostro,  che lui - e con lui il 23% di intervistati nei sondaggi anche dopo il dibattito - ne hanno più o meno le scatole piene di essere governati dall'ideologia politically correct. Quella che - in chiave di continuità dinastica - incarnano sia Hillary Clinton (supposta candidata democratica alla successione di Obama) sia Jeb Bush: peraltro il vero, incerto e sbiadito sconfitto della serata di Cleveland.                      


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