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ELEZIONI USA/ Arriva Donald Trump, il "nemico interno" del politically correct

Donald Trump durante il dibattito di Cleveland Donald Trump durante il dibattito di Cleveland

Neppure un bel "presunto-scandalo-finanziario" sarebbe un'arma sicura: il Trump inseguito dalle banche assomiglia parecchio a tale Beppe Grillo che è trasmutato in politico vincente nelle piazze piene di obbligazionisti Parmalat, traditi in ultima istanza dalle grande banche di Wall Street. Le stesse che - nel 2008 - hanno deciso con i loro finanziamenti che alla Casa Bianca doveva approdare "il primo presidente afro". Il massimo del politically correct. Il massimo della protezione contro una ri-regolazione bancaria che imponesse una rieducazione severa ai "lupi di Wall Street". Ma quelli - per i coniugi democratici Kelly - vanno maltrattati solo in fiction. Nella realtà il nemico mortale resta il "Cavalier" Trump.

In ogni caso non è che l'inizio. E anche la Fox (già vincitrice indiscussa) dirà: restate con noi e gustatevi lo spettacolo. Anche l'America sembra sul punto di voltar pagina. La Guerra Fredda e la Caccia alle Streghe dopo il '45; Kennedy & Nixon nei sanguinosi anni 60, poi Reagan-Bush Primo, poi Clinton nei favolosi anni 90; poi Bush Secondo, l'11 settembre e il crollo di Wall Street, infine un Obama perennemente "transitorio", sempre poco leggibile e poco giudicabile: con un'eredità piena di lavori in corso, di problemi irrisolti. E adesso?

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