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BANDIERA USA A CUBA/ Ora il Mercato e lo Stato si ricordino della povera gente

La bandiera a stelle e strisce, ammainata a L'Avana 54 anni fa, ieri è tornata a sventolare su Cuba. Il segretario di Stato Usa John Kerry ha ringrziato il papa. GIANFRANCO LAURETANO

Fidel Castro (Infophoto) Fidel Castro (Infophoto)

Una sera di qualche mese fa ero a cena da amici e un signore di una certa età, diciamo un anziano, raccontò che sarebbe presto andato in vacanza a Cuba. Ci avrebbe passato quindici giorni, spendendo pochissimo: la cosa che mi colpì fu che, nella spesa, era previsto anche l'affitto di una donna. Praticamente funzionava, e credo che ancora funzioni, così: si arriva a Cuba, si prende un appartamento, si contatta chi di dovere e una donna farà compagnia al turista per tutto il periodo,  tutto (tutto) compreso. Finito, si paga e amici come prima. Quel signore lo faceva da anni (era vedovo), e come lui, ci disse, tantissimi altri italiani e europei. Anche questo è Cuba: un'amena isola caraibica dove una delle industrie principali è la prostituzione. Dal 14 agosto 2015 il peggior nemico dell'isola, gli Stati Uniti d'America, non è più nemico: alla presenza del segretario di Stato John Kerry, e soprattutto della gran fanfara retorica dei mass media, la bandiera a stelle e strisce è tornata a sventolare nella capitale cubana, L'Avana. Era stata ammainata cinquantaquattro anni fa, dopo una guerra, scontri diplomatici e militari, le navi russo-sovietiche che ronzavano nei Caraibi e addirittura il rischio di un conflitto atomico. 

Da una parte dunque gli Stati Uniti, che avevano tentato di impedire l'ascesa di un regime comunista a Cuba e avevano fallito; da lì l'embargo imposto ai contatti commerciali, economici, sociali e politici di Cuba. Una storia che ha davvero del demenziale: gli Usa in politica estera sono capaci di svarioni dettati da una superficialità che talvolta ha del grottesco, se non sapessimo che nasconde altri fini segreti politico-economici, come la storia della democrazia esportata in Medioriente con la guerra. 

Quali risultati ha prodotto l'embargo a Cuba? Il rafforzamento del regime comunista a cui, come a tutti i regimi, conviene la favola del nemico alle porte e della cenerentola perseguitata, e la fame della popolazione, ridotta come abbiamo visto a prostituire le proprie mogli e figlie. Dall'altra parte il regime marxista instaurato dal più longevo dittatore del mondo, quel Fidel Castro che ancora in questi giorni, dopo una sparizione di mesi che aveva fatto ipotizzare la sua morte, sbeffeggia gli Usa chiedendo i danni dell'embargo e facendosi vedere in giro con altri due leader marxisti sudamericani, il boliviano Morales (quello che ha regalato la falce e martello al Papa) e il venezuelano Maduro, proprio mentre Kerry giungeva a L'Avana. 

Un regime incrollabile, fondato su una rivoluzione mitizzata anche dalla partecipazione di Che Guevara, il geniale terrorista oggi universalmente imitato, il primo a suggerire nel suo manuale del guerrigliero di far esplodere treni e mercati pieni di gente per dare più risonanza alla causa rivoluzionaria, così amato anche dagli intellettuali nostrani, specie quelli che insegnano in certe facoltà di storia.