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Esteri

LIBIA/ Micalessin: così l'Onu aiuta l'Isis a espandersi

Bernardino Leon (Infophoto)Bernardino Leon (Infophoto)

In un primo periodo il governo italiano aveva tentato di sostenere l’azione del Cairo, suggerendo un’alleanza con l’Egitto per contenere l’avanzata dell’Isis. Il nostro esecutivo se ne è poi lavato le mani, favorendo l’inazione promossa da chi suggeriva invece di appoggiare l’azione diplomatica di Bernardino Leon. Un’azione diplomatica che dura attraverso incessanti e inconcludenti colloqui da più di 12 mesi.

 

Davvero l’azione di Leon è stata così inconcludente?

Sì. Finora ha portato alla firma di un documento che per il momento è del tutto disatteso, perché non è stato sottoscritto da una delle due parti in causa, cioè dal governo di Tripoli. Le milizie islamiste si guardano bene dal formare un governo di coalizione nazionale insieme alle stesse istituzioni che hanno cacciato da Tripoli, e che si sono rifugiate a Tobruk.

 

Che cosa dovrebbe fare dunque l’Italia?

L’Italia dovrebbe perseguire un affiancamento diretto all’azione dell’Egitto all’interno del territorio libico in grado di contrastare l’avanzata dell’Isis. Al nostro governo spetta il sostegno politico, mentre dell’intervento militare è bene che se ne occupi l’Egitto.

 

Com’è la situazione sul terreno?

La situazione libica è di sostanziale caos, in quanto nessuna fazione riesce a esercitare un controllo al di là del proprio territorio. E soprattutto il caos permette all’Isis di avanzare e compiere fatti cruenti come quelli cui abbiamo assistito in questi giorni.

 

Qual è la mappa del territorio dell’Isis?

Il territorio dell’Isis non può essere definito con una mappa. Al di là delle due città che controlla, cioè Derna e Sirte, è una presenza ramificata su un territorio pulviscolare. I suoi centri nodali sono i campi di addestramento, presenti anche all’interno della Cirenaica. I miliziani del Califfato sono assolutamente a loro agio nel muovesi sul territorio spostando uomini, armi e mezzi.

 

(Pietro Vernizzi)

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