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CAOS LIBIA/ Léon (Onu) ha fallito, la "Somalia" è già qui

Pubblicazione:mercoledì 19 agosto 2015

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Tanto basta a confermare le fortissime tensioni che, anche dall'interno, dividono i vari fronti libici e tali spinte endogene, senza una soluzione adeguata, sarebbero senza dubbio acuite dalla creazione di un governo di unità nazionale. 

Infine per quanto concerne l'ultimo interrogativo, ossia se davvero l'unità della Libia così come ipotizzata dall'inviato dell'Onu sia, come da più parti preconizzato, la precondizione fondamentale per una cooperazione funzionale anche alla risoluzione dei problemi legati alla questione dell'emergenza immigrazione, vanno operate alcune considerazioni. In primo luogo il piano a cui sta lavorando Léon prevede un accordo tra 24 fazioni libiche, 20 lo hanno già siglato ma mancano ancora le autorità di Tripoli e dunque se cantassimo vittoria ora sarebbe come fare i conti senza l'oste. Inoltre il piano prevede per il nuovo governo una struttura molto complessa ed articolata: un premier e due vice, anime dei due governi, ma un solo parlamento (quello di Tobruk). Ora, se quest'ultima opzione, che per ora rende inaccettabile la proposta da parte di Tripoli, venisse per qualche motivo accolta, il nuovo governo della Libia "unitaria" consisterebbe, in realtà, in una serie di pesi e contrappesi costruiti su equilibri precari, con il rischio di stabilire sulla carta un assetto che difficilmente reggerebbe ad un'azione politica comune. Detta in altri termini, è rischioso credere che un'azione internazionale avallata da un governo così formato potrebbe godere a lungo di legittimità, poiché le varie anime che lo compongono potrebbero dividersi, di nuovo, alla prima "incomprensione".  

Insomma, se da un lato il lavoro fin qui svolto da Bernardino Léon per la ricerca di una sorta di "nuova pace dei coraggiosi" è sicuramente lodevole, dall'altro il rapido svolgersi degli eventi e la miriade di attori in campo richiederebbe, forse, di prendere in considerazione l'ipotesi che la strada dell'unità per quanto auspicabile non sia al momento praticabile o, arrivati a questo punto, non risolutiva; e attendere oltre rischierebbe di ingrossare ancora di più il pantano libico.



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COMMENTI
19/08/2015 - Non ingerenza negli affari interni (Moeller Martin)

Chi accusa l'Europa di aver fallito in Libia sembra non sapere che la non ingerenza negli affari interni altrui rappresenta la sola base possibile per una civile convivenza tra stati così come in ogni altro tipo di rapporto interpersonale. E dato che in Libia non assistiamo ad una invasione da parte di un paese terzo (gli ultimi bastardi stranieri sono stati gli USA ed i loro accoliti con i loro bombardamenti ai 'blindati volanti') non tocca a noi ma ai libici risolvere le loro questioni interne per ritrovare un equilibrio di civile convivenza. L'unica cosa che devono fare i paesi europei è distaccarsi una volta per tutte dalle mire USA di ridisegnare il mondo secondo i propri interessi e capricci compresa la forzatura di convivenze indesiderate (vedi Jugoslavia, Iraq e Ucraina per citare solo i casi più eclatanti degli ultimi anni), restando neutrali ed accettando l'esito del confronto in atto.